venerdì 18 ottobre 2013

Non é un post da Venerdí.

“E' come se ogni persona che muore lasciasse il suo posto ad un'altra che nasce”. Cioè, più o meno come se la vita fosse un treno per pendolari stracolmo, con un numero limitato di sedili blu. Neanche troppo comodi, a dir la verità. Qualcuno mi ha detto quella frase, una volta. E ultimamente io non faccio che pensarci. Sarà che quel viavai ora mi avviene tutt'attorno. Movimento incessante sul mio stesso vagone, mentre cerco invano di ascoltare l'iPod. Sarà che nelle ultime settimane notizie di nascite e di morti mi vengono comunicate nello stesso giorno. Gente che conosco. Gente di cui ho sentito parlare. Persino personaggi in vari campi noti. 



Allora rifletto. Forse c'è davvero qualcun'altro, abbinato a ciascuno di noi. Forse siamo collegati due alla volta, come da una sottile corda rossa di estensione indefinita. Forse il Pianeta Terra è una specie di matassa ingarbugliata. Un gomitolo che si può srotolare. Ma con che criterio ci hanno abbinati? Aree geografiche? Passioni? Se muore un Premio Nobel, per esempio, chi prende il suo posto è necessariamente destinato a grandi cose? O sarà invece un completo buono a nulla, per pura legge di compensazione? Se liberi un posto in prima classe, lo puoi cedere a qualcuno di seconda, o il controllore gli farà pagare un sovrapprezzo? 



Sarebbe bello saperlo. Sarebbe bello...sì, insomma, conoscere chi c'è dall'altra parte del nostro filo. Pensate se ognuno potesse sapere con esattezza chi è la famiglia che metterà al mondo l'individuo che prenderà il suo posto. Entrarci in contatto. Parlarci prima di andarsene per sempre. 

M'immagino un ufficio con le porte in vetro. Gigantesco. Asettico. Dentro, pile e pile di registri (chissà perchè, nonostante il quadro fantascientifico, me li immagino cartacei) ordinati scrupolosamente su appositi scaffali. Chi lo volesse, potrebbe entrarci e chiedere chi c'è, in attesa del suo sedile blu. Certo, dovrebbe compilare maree di scartoffie. Ma, alla fine, un'impiegata con gli occhiali andrebbe a tirar fuori la sua cartella. Ci soffierebbe sopra, per mandare via la polvere. E lui lo saprebbe. Al che potrebbe decidere di dedicare la sua vita alla ricerca di quest'altra persona. O meglio, della madre che la genererà. Una che magari vive all'altro capo del mondo. E nel viaggio per raggiungerla chissà quante altre persone incontrerebbe! Quali avventure vivrebbe! 

Sarebbe una bella trama per un libro, in effetti. 
Ma poi ho pensato che sarebbe troppo drammatica.
Che non potrei ridurla in tweet. 
Che mi fa un brutto effetto, leggere “Dance, Dance, Dance” di Murakami. 

E poi questo non è neanche un post da Venerdì. 

2 commenti:

  1. che poi...han già fatto THE TOUCH...che questo post me l'ha fatto venire in mente!
    :-)))
    bello!!!!!
    kit

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  2. é vero, un po' lo ricorda! :D

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