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domenica 8 marzo 2015

Viral Songs: le canzoni più condivise della settimana in Spagna e in Italia [#6].

Attenzió! Concentrazió! Annunciazió! 
Questa settimana mi rende particolarmente felice segnalarvi i brani più condivisi sui Social Network in Spagna e in Italia. Al numero uno del nostro Paese c'é, infatti, nientemeno che Il Gioco dei Negrita: brano che non solo segna il ritorno sulle scene della band aretina, ma è anche stato scritto in collaborazione con Lorenzo Cilembrini, in arte Il Cile, per cui è ormai nota la mia ammirazione. 
Festeggio stappando una bottiglia in suo onore. 



In realtà, ad essere targata Arezzo, è la quasi totalità della
viral top ten italiana di Spotify: le altre nove posizioni sono state, infatti, pressochè monopolizzate dal nuovo album di Jovanotti, con "un bene dell'anima" a conquistarsi lo scettro di traccia più apprezzata.


Pochi cambiamenti, invece, in Spagna, dove la canzone più virale continua, imperterrita, ad essere "No vuelvas a Japón" di Carlos Sadness, con la partecipazione di Santi Balmes dei Love of Lesbian. 





Al secondo posto c'è Glory, di Common & John Legend, mentre il ritorno di Ruben Pozo, ex Pereza, completa il podio con Me Quieres Destrozar. A confermare la mia gioia, restano nella top 10 anche gli Imagine Dragons (cuoricini) con la solita I'm So sorry. A voi, come sempre, il compito di segnalare la vostra preferita tra le viral song dei due Paesi. Ah, e auguri alle donne. Così, tanto per essere sul pezzo. 



mercoledì 14 gennaio 2015

Le cover italo-spagnole di Senzo su Youtube

L'ho scoperto per caso, Senzo. Colpa di un vecchio tweet di Jovanotti capitato sulla mia timeline per una strana catena di condivisioni. Essenzialmente é un utente di youtube come tanti: per capirci, uno di quelli che imbraccia la chitarra e posta cover di canzoni famose. É piuttosto bravo, però. E, soprattutto, ha un alto tasso di itañolitá. 

Se vi fate un giro sul suo canale capirete subito di cosa parlo. I video più visualizzati sono - forse non a caso-  in piena sintonia con lo spirito di base di questo blog. Fondono lingue ed atmosfere di due paesi, valorizzano i testi con le traduzioni in metrica. Con un risultato a mio parere degno di segnalazione. 

Eccole, quindi, le sue rivisitazioni musicali a mio avviso piú riuscite: la prima, in ordine cronologico, é la versione italiana del brano catalano "Fil de llum". La seconda, che si é guadagnata il già citato tweet di Jovanotti, è la cover italo-spagnola di "Ti porto via con me".




Ho mandato un messaggio a Senzo chiedendogli di fare un'operazione simile con un brano de El Pescao (cosa che, del resto, potete fare anche voi: qui ci sono gli accordi e il tutorial per suonare "al otro lado del mar") . Chissà se mi dà retta o mi fa rinchiudere in manicomio.

sabato 10 agosto 2013

La leggenda di Lorenzo e Catalina (ma Jovanotti lo saprà?)

In qualche momento della mia vita da blogger io, questa storia, devo giá averla raccontata. Peró, che vi devo dire? Oggi mi sono svegliata. Ho guardato il calendario. E, dopo il consueto dilemma-da-stelle-cadenti (riassumibile in: “dove vado a vederle?” e “Ammesso che ne veda, a quale desiderio do prioritá?”), me ne sono di colpo ricordata. Per cui magari saró ripetitiva, d'accordo.  Ma, a conti fatti, quante possibilitá ci sono che qualcuno di voi mi segua dal - boh!- 2003? E, soprattutto, che si ricordi di tutti i miei post pubblicati a vario nome e titolo su piattaforme molteplici? Appunto. 

Quindi, statistiche alla mano, io la storia di Lorenzo e Catalina ve la riporto. Che, voglio dire, magari faccio anche un favore a qualcuno. Sí, insomma: vi sará capitato, di andare in Spagna d'estate. Qualche vecchietta, lamentandosi dell'afa insopportabile, vi avrá probabilmente sbuffato contro un “Cómo pega Lorenzo!” (come picchia Lorenzo). E voi, osservandola con aria ebete, avrete  pensato di denunciare 'sto tizio per percosse. O magari vi avranno fatto presente che “si nota subito quando Lorenzo se ne va, senti come si sta meglio!”. E, di nuovo, sarete stati lí a chiedervi chi fosse 'sto maleducato. Perché non l'aveste visto. Perché, soprattutto, giá che c'era non s'é degnato di salutare. 




Ora, per fare chiarezza nelle vostre menti confuse, dovrei iniziare col dirvi che Lorenzo é il Sole. Ma a questo punto prendereste gli spagnoli per matti, quindi é il caso di cominciare dal principio. E il principio – quello che sta dietro ad alcune delle espressioni colloquiali piú usate nella penisola iberica – altro non é che una canzone popolare asturiana. 

Oddio: a dirla proprio tutta non é chiaro se sia nato prima il brano o la leggenda. Quel che si sa é che narra di una storia d'amore contrastato. Lorenzo, il sole, vive di giorno. Catalina, la Luna, esce solo di notte. Sono mondi opposti, lontani, che si completano senza incontrarsi mai. Peró si amano, tanto. Tanto che lui le chiede di sposarlo. E le loro attese nozze sono lo spettacolo piú bello di cui l'umanitá possa godere. Si ripete ad ogni loro sporadico incontro, a implicita dimostrazione che la lunga attesa – e il lungo struggimento – rende l'evento migliore. L'incontro, manco a dirlo, altro non é che l'eclissi. 

La storia, che é diventata uno dei classici spagnoli per l'infanzia, é stata riscritta e rivisitata negli anni da migliaia di poeti, scrittori, blogger, e narratori piú o meno noti. Se ne avete voglia e tempo, una veloce ricerca su Google ve ne proporrá in quantitá notevoli. 

Qui, io mi limito a condividere la canzoncina incriminata. Con tanti auguri a tutti i Lorenzo del globo, e buona notte di stelle a tutti gli altri.
Tra l'altro, mi sono sempre chiesta se Jovanotti, con tutte quelle menate lí di SoleLuna, abbia mai saputo di 'sta cosa. No, perché io, fossi in lui, la sfrutterei. 




martedì 25 settembre 2012

Italia Loves Emilia, l'omaggio a Manu Chao e le polemiche sterili.


Ho sentito dire, di “Italia Loves Emilia”, che se ne è “parlato troppo”. Ho letto appellativi tipo “musica di merda”. E una profonda tristezza si è impadronita di me. Tristezza, sì. Io credo sia triste soffocare la mente con i gusti personali. Trincerarvisi dietro, fino a farne il copione per cui sempre e comunque reciti la vita. Finchè, quasi senza accorgertene, non lasci più a te stesso la possibilità di evaderne. Di cambiare, foss'anche per un attimo soltanto, prospettiva. E' triste, dannatamente triste che il disgusto provocato da un genere si riduca al tuo stesso paraocchi. Che ingrandisca il dettaglio, sottraendoti alla vista il quadro generale.  Ed è davvero il genere, poi? O piuttosto il fatto che quel genere vende? Chè andare controcorrente, ribellarsi alle opinioni maggioritarie, è in fondo quasi sempre una nostra segreta aspirazione. Ci fa sentire migliori, al di sopra degli altri, chissà poi perchè. In altri campi, ci sono caduta anch'io . 
E' davvero il genere? O piuttosto l'antipatia verso certi personaggi pubblici, che alla fin fine neppure conosciamo? 

Ma che importa, in fondo. Ognuno ha le sue ragioni per amare. Ciascuno le proprie per odiare. E' proprio questo a rendere il mondo vario e privo di noia.




Eppure quel concerto, piaccia o no, ha permesso di raccogliere una quantità di soldi imbarazzante. Soldi che andranno a ricostruire case e scuole. Che finiranno con l'aiutare una regione devastata. Che serviranno – è questo il punto – serviranno concretamente a fare del bene. Come se non bastasse, l'organizzazione multitudinaria di Campovolo ha dato lavoro a centinaia di persone, in un'epoca in cui il lavoro sta diventando il miraggio dei più. E ha riempito gli alberghi, intasato le autostrade, creato file nei ristoranti. In poche parole, fatto il miracolo degli operatori turistici e di tante famiglie  che, come la maggior parte, faticano ad arrivare a fine mese. 

Se ne è parlato tanto, allora? Può darsi. 
Però dovreste dire "finalmente", anche se siete indie, rocker convinti, metallari. Anche se amate la musica classica o il jazz. Chi se ne frega. Finalmente si parla di un concerto, e non lo si fa perchè un palco è crollato, i biglietti costano troppo, un frontman si è drogato, una diva s'è spogliata  o qualcuno si è fatto male. Se ne è parlato tanto, sì. Ma se ne è parlato comunque meno rispetto alla Minetti che sfila in costume, o al risultato di Milan e Inter all'ultima giornata di campionato. Di questo, però, a nessuno viene in mente di lamentarsi mai. 

Ci si lamenta perchè c'è di mezzo Tiziano Ferro. E Ligabue. E – mamma mia santissima – persino i Negramaro. E Jovanotti, e Antonacci...Vade Retro Satana. Ci si lamenta perchè è “musica di merda”, di quella che sta in cima alle classifiche e allora va odiata di per sé. Sapete cosa? Che palle. 

Vi dirò: io ho un grado di sopportazione molto basso nei confronti di Renato Zero, per esempio. Nemmeno per Zucchero o gli Stadio faccio follie. I Litfiba, francamente, mi piacciono solo a piccole dosi. Eppure, chissà come, questo non mi impedisce di lodarli per il fatto di essere stati lì. Non mi porta a dimenticare le ragioni per cui quel concerto è stato organizzato, né tanto meno gli obiettivi che è riuscito a raggiungere. Per cui parlatemi di Renato Zero fino allo sfinimento, se volete. Parlatene pure, se è per cose del genere. 

Chè, se proprio vogliamo far polemica, allora facciamola piuttosto sulle case discografiche che hanno impedito il passaggio integrale del concerto su Sky Prima Fila. Ecco, quello ci sta. Non perchè non valesse la pena di pagare dieci euro, per carità. Ma perchè l'emittente aveva sponsorizzato l'evento lasciando intendere che ce lo saremmo goduti dall'inizio alla fine. Perchè, dopo quest'esperienza, la gente sarà meno disposta ad acquistare in pay per view un concerto solidale, con conseguenze negative per tutti. Ecco, riflettere su questo ci sta. Non è una critica “sterile” come sosteneva Cattelan in diretta video. 

Sterile è lamentarsi perchè si dà finalmente visibilità ad un'iniziativa che ne merita eccome. E credetemi: io non volevo scrivere un post così indignato. Anzi, in realtà volevo solamente postarvi un clip, figuriamoci. Ma i commenti che ho citato li ho letti e ascoltati da troppe persone perchè cambiare rotta non fosse necessario. Nell'amarezza del tutto, quel video avrà, alla fine, un impatto diverso. Meno allegro di quanto avrei voluto. E mi dispiace. Però, ad Italia Loves Emilia, c'è stato anche un momento italo-spagnolo. Ecco. Era soltanto questo, che vi volevo dire. 

Cosa ne avrebbe pensato Manu Chao? No, perchè a me è piaciuto un casino. 


mercoledì 25 gennaio 2012

Jovanotti, Juanes e la salvaguardia dei duetti bilingui.



Quanto a collaborazioni, credo che Juanes si stia impegnando nel seguire le orme di Pittbull. La differenza é che lui mi sta simpatico – anche tanto!- perció lo si perdona. Ve ne parlo perché, ieri sera, un suo inaspettato duo con Jovanotti m'ha animato a tradimento twitter. E a me urge condividerlo. Sul serio: ne sento proprio la necessitá.

Il punto é che l'ho sempre detto, che l'italiano e lo spagnolo stanno bene assieme. Sono lingue di musicalitá affine, fatte apposta per fondersi dentro ad una stessa melodia. E' ora che l'industria ne prenda atto, una volta per tutte. Insomma, basta con le traduzioni ad ogni costo! Dico , ma a voi non viene un po' il magone quando sentite Jarabe de Palo cantare “come una Varca fata di carta”? E dire che io, l'accento iberico, lo trovo pure sexy. Peró nelle canzoni...non lo so, suona come superflua forzatura. Ché testo e musica si uniscono con il preciso scopo di trasmetterti qualcosa. Mettono in comunicazione il cuore di chi le ha scritte con qualsiasi sconosciuto che si conceda il lusso di riceverle nel suo. Ma se ti sforzi di cantarle in una lingua altrui, metti tra quei due cuori un ostacolo in piú. Io, per lo meno, lo vedo cosí. Forse l'ho anche giá scritto, non lo so. Sto maturando forme di alzehimer precoce, vi chiedo di pazientare.

Che poi, se si tratta di una canzone propria da esportare tale e quale, beh, posso pure capirlo. Il testo ha rilevanza, vuoi che venga recepito, é chiaro. Per cui magari non l'apprezzo al mille per mille, ma se una Pausini (tanto per dirne una) traduce i suoi stessi brani in castigliano, a me va piú che bene. Sí, insomma: un suo senso ce l'ha. Quello che non capisco, che non ho mai capito, sono le omologazioni dei duetti. Voglio dire: se un madrelingua italiano e un madrelingua spagnolo cantano assieme, per quale ragione logica dovrebbero farlo entrambi in una sola delle loro due lingue? Perché non possono, viceversa, esprimersi ciascuno nella sua? L'effetto ritmico non cambia. Il testo si capisce. E il risultato ci guadagna in naturalitá. Fissazioni mie, non ne dubito. Ma persino la bella “Para ti sería” cantata da Nek assieme a El Sueño de Morfeo l'avrei preferita in chiave piú internazionale.




Poi non escludo di aver riciclato queste mie annose riflessioni anche per colpa della radio. Sí, insomma, erretielle. Me ne stavo tranquilla, pensando ai fatti miei, quando le sue frequenze mi hanno riproposto “Qualcosa di grande”, dei Lúnapop. Ora, tralasciando il fatto che non riesco piú a non percepirla come una sottospecie di accusa personale, m'ha fatto tornare in mente la pronuncia di Cremonini nella versione spagnola. Cosí ho pensato a cosa mai succederebbe se il famoso “a ver si lo consigues” rendesse veramente il mio sogno realtá. Sono partita per uno dei miei famigerati voli pindarici. E ho deglutito in modo sonoro.





Onestamente, non sarei in grado di ascoltare “Mira La Vida” cantata in spagnolo da Cesare. Come non sarei in grado di ascoltare, chessó, “Il Pagliaccio” cantata in italiano da Dani. Non potrei, e basta. Non senza ridere. Viceversa, non smetto di pensare a quanto sarebbe assolutamente perfetta “Mira La Vida” cantata un po' in castigliano e un po' in italiano, assieme, da quei due. Guarda la vita come torna e ti sorprendeeee (ohohooooh!) Non smetto di pensare che Il Pagliaccio, in metrica, si adatterebbe a intarsi in castigliano. Y en el espejo , del camerino...(vamonooos!) Si, insomma, ecco: magari ho anche i miei leggeri motivi personali, ma resta il fatto che il duetto di Jovanotti e Juanes capita a fagiolo per corroborare in buonumore la mia tesi. #Italospagnolismi, sempre. Come l'hashtag che ho inventato per me.






Tra parentesi, ora che ci penso, si potrebbe anche fare un gioco. Voi quale cantante spagnolo (o latinoamericano, va, ve lo concedo) e quale cantante italiano vedreste bene in un duetto bilingue? Sbizzarritevi!