venerdì 2 marzo 2012

I 10 motivi per ...andare all'estero.


Pochi giorni fa, un blogger espatriato in Belgio sceglieva di andare controcorrente. O, almeno, di mettere in guardia. "Tutti a parlare di Brain Drain" – diceva- tutti a dirci di scappare. Naaa. Dal canto suo, lui stilava un decalogo. “I dieci motivi per non andare all'estero”. Cioé, quelli che io ridurrei in sintesi al pane fatto in casa di mia madre, il basso costo della mozzarella, e la nostalgia quando arriva Natale. Traumatico e scioccante giá dal titolo, quindi, se passi le giornate a cercarti una via di fuga. Cosí l'ho letto. Scettica, ma in fondo speranzosa di trovarci dentro un'ancora per questa mia inquietudine. Ebbene, non é successo. Anzi, piuttosto é successo il contrario. Ché io forse sono un caso clinico, va bene, ma ognuno di quei punti m'ha fatto venire ancor piú voglia di Spagna. Di Spagna definitiva, intendo. O quantomeno prolungata, mica una vacanzina qua é lá. Voglia del posto in cui "poggio il cappello". In cui ho costruito i miei momenti felici. Del posto ove non ho radici , e che peró , in certo qualmodo, riesce pur sempre ad essermi casa.



Perció ho voluto rispondere, a quei dieci punti. Uno per uno. Senza astio né polemica. Senza antipatriottismo, senza bisogno di difendermi da me. Cosí, solo per dimostrare la relativitá stessa delle etichette opposte di pro e contro. Solo per capire se sarei davvero pronta a rifarlo di nuovo. Per sottoporvi, qui di seguito, un dialogo fittizio di opposte visioni. Buona lettura, allora, esterofili e non.



1. Lalingua. Altrove si parla un'altra lingua, che per quanto possiate parlare (o credere di parlare) bene, rimane comunque una lingua straniera. Se vi sentite pronti ad affrontare i primi colloqui o le prime avventure tra accenti maldestri e verbi mal coniugati, provate a pensarvi la prima settimana in un ospedale, perché qualcosa del genere può sempre succedere nelle coincidenze incaute della vita, e pensate a dover descrivere le parti del corpo che vi fanno male (quelle per cui non è facile risolvere tutto in un qui,,questa cosa) o i sintomi (vi brucia? vi preme? vi tira?). Certo oggi è tutto più facile, ma bisogna anche avere fortuna, siete pronti?

Ci sará un motivo, dico io, se amo cosí tanto giocare a Taboo. Adoro le sfide. Adoro mettermi alla prova. E adoro le perifrasi, persino. Non solo, ma ho imparato che é nelle circostanze estreme che riesco a dare – anche linguisticamente - il meglio di me. In effetti, sono anche piuttosto brava, a Taboo. Per cui, no: l'eventualitá di non sapere come descrivere un malessere non é un ostacolo sufficiente a fermarmi. Per niente. Tra l'altro, se sono in grado di parlare per spiegare di che si tratta, sono anche in grado di fare una telefonata. Non siamo (piú) le isole di cui parlava J.Donne: un amico madrelingua o un parente con internet a portata di mano ce l'abbiamo tutti, mi pare.

2. Lo shock culturale. Un altro paese è un altro paese, altri modi di fare, di essere, di vivere, e questi modi vi potrebbero sembrare tutti sbagliati, vittime dello shock culturale , quando si perdono i punti di riferimento e dopo un periodo estasiante da foglio bianco dovuto al cambio, vi potreste ritrovare in un umori grigi tra rifiuti e lamenti, rigettando il diverso che vi circonda all'estero. Ci vuole comprensione, autocritica e voglia di capire. Pronti?

Sbagliati?! Innanzitutto, se é questa la definizione che ti viene in mente di fronte a un modo di vivere diverso dal tuo, di sbagliato c'é solo chi ti guarda allo specchio. Puó essere strano. A volte snervante. Ma mai, assolutamente mai puó essere sbagliato. Se solo lo pensi, allora é davvero il caso che tu te ne torni a casa. Restaci, anche, per favore. Il senso di superioritá fa solo danni, ed é purtroppo, in molti campi, un nostro grande peccato nazionale. Quanto a me, beh...non mentiró: é abbastanza impossibile, all'inizio, non spazientirsi mai di fronte al ritardo cronico degli andalusi. Alla loro slow life, cosí distinta dalla frenesia del nord italia. A quel “no pasa nada” ripetuto come un mantra, di fronte a qualunque tipo di problema. Poi, peró, finisce che ti adatti. In fondo basta sapere che , se ti dicono, “ci vediamo alle quattro”, vi vedrete probabilmente alle 16.30. Basta non spaventarsi se, chiedendo indicazioni, ti dicono che un luogo “é lontanissimo da raggiungere a piedi”. Potrebbero volerci, in realtá, soltanto 15 minuti. Basta guardare dall'esterno, soprattutto, che é poi il grande vantaggio che l'essere emigranti dá. Finisce che le apprezzi, quelle abitudini, allora. Ché io guardo il modo di vivere degli Andalusi e penso che, cacchio, i cretini siamo noi. Perché loro, se t'incrociano per strada, ti sorridono. Anche senza conoscerti. Perché loro, nei bar, si mostrano affabili. Perché non corrono, si godono la vita. E, davanti al muso imbronciato di un milanese tipo, non riesco piú a capire perché noi ci ostiniamo a stressarci cosí.



 3. Le reti sociali. E non quelle virtuali, ma di amicizie e conoscenze reali. In un paese straniero le reti sociali sono da ricostruire totalmente e se non si hanno già degli amici sul posto,non sempre è facilissimo crearsi un proprio gruppo, soprattutto con i locali, già impegnati nelle proprie reti sociali come voi lo sareste in patria, o con i colleghi, spesso non coetanei e magari restii a rapporti extra-lavorativi. Corsi di lingua, vita mondana, coincidenze, possono aiutare, con un po' di fortuna, pazienza, voglia di conoscere. Siete pronti?

Ma quanto puó essere bello ricostruirsi da zero una rete sociale? Ne vogliamo parlare? Dimenticare i propri trascorsi, iniziare ad assommare tasselli di carattere ad un volto nuovo, ritrovare in se stessi una persona interessante a tramite di sguardi altrui. Gli amici di sempre, poi...beh, siamo nel ventunesimo secolo, ragazzi! Per loro, ci sono sempre skype e compagnie low cost.

 4. Il tuo paese, visto da fuori. Uscire e vedersi da fuori non è semplice e non sempre l'effetto fa piacere. Sgretolare convinzioni secolari, punti fermi figli di educazione nazionale o propaganda unilaterale, può lasciare un senso di smarrimento ma anche difesa, avendo l'impressione che un attacco, una critica o un commento non siano diretti al paese ma a voi. Ci saranno differenze tra il paese reale e quello percepito e non reagire sempre a spada tratta non è facile. Siete pronti a voler conoscere un altro paese, il vostro?


 5. Gli stereotipi. Ritrovarsi a rappresentare l'Italia tutta, tu, in una sola persona, in conversazioni o rapporti con stranieri, significa anche avere una certa responsabilità, nel confermare o contraddire gli stereotipi  con cui gli italiani sono visti dagli occhi altrui e diventare una finestra su un paese che attraverso voi non sarà sicuramente pizza, sole e mandolino, ma non sarà neanche quello reale, perché voi non siete l'Italia tutta né probabilmente la conoscete tutta , voi siete voi, solo che gli altri spesso non lo sanno e vi confondono con un italiano. Siete pronti anche voi a muovere la testa e non solo il corpo?

Non ho mai percepito le critiche al mio Paese come attacchi personali, forse perché sono sempre stata io la prima ( e spesso l'unica ) a farlo. All'estero, vedo gli italiani da fuori e generalmente scorgo gente che dá troppa importanza alle apparenze. A come uno si veste, ai locali che uno frequenta. Gli italiani, in un ambiente multiculturale festivo, sono obiettivamente gli unici che, invece di pensare a divertirsi, stanno in disparte a criticare gli altri. Guarda quella com'é grassa, guarda l'altra come s'é conciata, e via dicendo. Gli italiani sono gli unici che, quando ordinano qualcosa al ristorante, chiedono il piatto “ma per favore senza quell'ingrediente”, “e magari con l'aggiunta di quell'altro ingrediente”, Gli unici che,in discoteca, aspettano che in pista ci sia giá qualcun altro prima di mettersi a ballare. Invece, checché alcuni pensino, in Spagna ci amano parecchio. O forse é stata solo la mia esperienza ad essere particolarmente fortunata, non lo so. Ma resta il fatto che, mentre io criticavo alcuni atteggiamenti di cui – finché non emigri – non t'accorgi, i miei amici locali lodavano le nostre cittá. Le nostre spiagge. La nostra storia. Per le spagnole, poi, quello dell'uomo italiano é un mito ancora piuttosto radicato: dicono che i nostri connazionali siano bellissimi, spiritosi, molto sexy.

Se poi parliamo di critiche a livello politico o sportivo, beh...quelli son fatti di attualitá di cui discutere puó essere anche bello. Ma sono confronti, mai accuse. E sono parte integrante della bellezza di uno scambio culturale.

6. Il lamento. Potreste trasformarvi in un lamento continuo, perché il clima non è ideale, perché i trasporti non sono come immaginati, perché il lavoro è un compromesso, perché il cibo non vi piace, perché non c'è mamma a cucinarvi e perché fuori anche le piccole cose, quelle una volta etichettate come insignificanti, possono avere un peso nella bilancia quotidiana quando si rompono gli schemi e con essi le abitudini e bisogna ricostruire un po' tutto. E se il lamento non viene da voi, potrebbe venire da vostri connazionali all'estero. Ci vuole resistenza, pazienza e serenità. Pronti?

Mai stata un lamento continuo, in Spagna. Nemmeno nei momenti succitati di nostalgia natalizia. Mai. Piuttosto, ero un concentrato di entusiasmo che qui non riesco – almeno, non in quel modo – ad essere piú. Non so di che si parli, penso dipenda tutto da quanto uno adori la propria destinazione.

 7. I ritorni a casa. Tornando a casa ci sarà una voce che prima non esisteva nella testa, quella del confronto. Tutto sarà un confronto, nuovo, perché finalmente si ha un termine di paragone. I ritorni a casa, insomma, non saranno mai più gli stessi, rimettendo in discussione molto di quello che precedentemente rappresentava il vostro intorno abituale in un equilibrio oramai rotto. E le vacanze non saranno mai vacanze. Pronti a non sentirvi a vostro agio a casa?

Ecco, questo sí che é un motivo valido per non partire, invece. La depressione post-eramus, il mal di Spagna, non lo raccomanderei nemmeno al mio peggior nemico. Dopo tre anni, non sono ancora riuscita ad essere la persona che ero prima di partire. Non sono piú riuscita ad integrarmi del tutto nel mio gruppo di amici. Il gap di interessi e tipo di vita che si viene a creare tra ció che hai lasciato e ció che hai trovato é talmente incolmabile da essere letale. Se non fossi mai andata via, oggi non sari cosí disadattata nella mia perenne nostalgia. Peró, altrettanto ugualmente, oggi sarei meno ricca dentro. Cucinerei peggio. Avrei meno spirito d'adattamento, sarei meno indipendente e vorse non viaggerei cosí spesso da sola. Il che, senza dubbio, farebbe di me una persona peggiore.



 8. I commenti. Diventare  italiano all'estero significa anche portarsi dietro una certa lista di etichette, a cui bene o male ci si può abituare con risposte pronte o spallucce veloci. Ci sarà sempre il genio di turno a commentarvi come vigliacco, perché è facile partire e lasciare tutto, è facile criticare il proprio paese da fuori, perché (d'improvviso) non si conosce più il paese non vivendoci realmente o a denigrare il paese da cui venite ed una  qualitá di vita che non può, in nessun modo, essere superiore a quella italiana. E tante altre storielle che ritroverete puntualmente tra ritorni e chat. Sinceramente, chi ve lo fa fare?

Proprio poco fa ho letto sui social networks un commento in cui si diceva che chi vuole andar via é uno sfigato, perché non apprezza ció che ha. Puó essere. Ma continuo a mettere su di una bilancia la mia vita di qui e quella che avevo (o che potrei riavere) nella mia seconda patria. E, per quanto dirlo mi dispiaccia, vi giuro che non regge il paragone. A legarmi a questo posto c'é la famiglia, che é moltissimo, ma non c'é nient'altro. Potrei dire gli amici, ma avendo viaggiato tanto i miei amici – quelli veri – sono sparsi per l'Italia e per il mondo. Qui, nella cittá in cui vivo, me ne sono rimasti pochi. E peraltro, tra una cosa e l'altra, finisce che non ci si vede quasi mai. Tra l'altro, a livello puramente numerico, forse ne ho addirittura piú in Spagna che qui. E poi, cos'ha da offrirmi, obiettivamente, questo posto? Contratti a tempo determinato, stage gratuiti con un rimborso spese di trecento euro al mese, affitti esagerati, un albo obsoleto e anacronistico che mi impedisce di esercitare la professione per cui mi sono laureata. Ora la Spagna non é l'esempio migliore in questo senso, lo so. Ed é per questo che ripongo ogni speranza nelle borse di studio. Ma, in generale, per che motivo uno non dovrebbe aspirare ad avere di piú?

Mollare tutto e andarsene é fare un salto nel vuoto. Non riesco a capire come un salto nel vuota possa non essere visto come coraggio, anziché codardia.

 9. Le mancanze. Ci sarà sempre quel momento, quello in cui manca una piazza, una panchina, il sorriso di un amico, la carezza della famiglia o il piatto della nonna, è il problema dell'emigrante e con esso la voglia di ritornare, il rimorso di non aver fatto quello anziché questo. E ancora, ci sarà la mancanza di quel passato comunedi voi verso gli altri e viceversa, quello che solo una cultura comune può costruire e che non troverete in amici stranieri e potrebbe portare rapporti sociali non più lontano di un certo limite. Ve la sentite?

La nostalgia é una convivenza necessaria. Ma anche lo stato d'animo che meglio ti ricorda quanto tu sia stata felice. E, per riflesso, quanto tu in fondo possa esserlo ancora. La nostalgia é sensazione agrodolce di ferite ovattate. Terribile a tratti. Peró, non so voi: io la preferisco al rimorso per non aver cercato la mia strada.

10. Il limbo. Partire é un po' morire, dicono, e infatti qualcosa muore mentre altro nasce. Partire significa perdere qualcosa della propria nazionalità e guadagnarne un'altra, di cosa, che non ha nazionalità, o le ha tutte. Diventare uno straniero ovunque può però avere effetti collaterali, come non sentir nessun luogo proprio, sentirsi a disagio nell'intorno natio o cadere nella voglia di voler cambiar luogo ogni anno, continuamente, alla ricerca di se stessi quando il signor Se stessi è con voi, basta solo fermarsi ed ascoltarlo. Sicuri di voler iniziare?

Amen. Non c'é veritá piú assoluta di questa. Io amo essere una cittadina del mondo, peró. E allora sí...credo che il verdetto sia arrivato. Credo che mi piacerebbe proprio, ri-cominciare.



21 commenti:

  1. Come ho scritto anche su Facebook, quelli per me sarebbero molti piú di 10! Comunque, come credo sia chiaro dal post, é ovvio che trattandosi del mio blog, é sulla mia esperienza personale in Spagna che mi sono basata nel rispondere, ribaltandoli, al 10 punti del blogger italo-belga...

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  2. credo che il decalogo(non il tuo)sia scritto da un bamboccione!:-(e per inciso,son convintissima che pochissimi la pensino così,soprattutto di questi tempi.....
    e tu.....scappa.....se ti arriva l'occassione,il mondo è tuo!:-)
    besos kit

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    1. Probabilmente prima di definire bambaccione qualcuno non avrai letto né il post originale (con vari link di approfondimento) né i commenti al post, fermandoti al dito mentre dietro c'era una luna gigante. Certo, bambaccione io che dai 19 anni vivo fuori, mi son pagato l'università e gli affitti facendo l'animatore nei parchi divertimenti ma laureandomi a pieni voti per poi emigrare senza conoscere nessuno ed in 5 anni riuscire anche a farmi un mutuo a Bruxelles senza chiedere un euro a nessuno, parlando 4 lingue, con 4 certificazioni internazionali ed essendo senior engineer per l'ente europea civile e militare che gestisce il traffico europeo, beh ora non vorrei esagerare, ma quante possibilità ci sono che tu sia più bambaccione di me? Ma va bene, voglio essere bambaccione, la critica me la prendo, fa bene, però almeno non fermiamoci alla superficie, prima di sparare un giudizio, beh, almeno cerchiamo di leggere le cose, di capirle, perché nei commenti al post originale ci sono tanti altri italiani all'estero, gente che vive fuori da anni, che lo hanno confermato, perché quei 10 punti li hanno vissuti sulla pelle, sai, sono tutti bambaccioni. Pensa tu.

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    2. Andima, credo ci sia stato semplicemente un grosso equivoco. Ho giá corretto Kit sulla faccenda del bamboccione che ovviamente non sei. E' possibile che per fretta o altro non abbia avuto modo di leggere tutti i rimandi inseriti nel tuo post, e sicuramente é stato un commento infelice da parte sua... Peró ti prego di non cadere nell'errore di insinuare che che Kit sia "piú bambocciona" di te perché non la conosci e ti posso assicurare che é meno bambocciona di me, di te e di tutti i nostri commentatori messi assieme. Lei ha sbagliato a criticarti senza conoscere la tua storia, ma non fare lo stesso anche tu.

      E ora...Peace and Love, amigos! che non mi piace tutto questo clima di lite sul blog! Oh.

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    3. Nessun clima di lite:) ma è facile lanciare giudizi affrettati fermandosi solo alla superficie, certo non era una gara a chi possa essere più o meno bamboccione. il post ha generato diversi giudizi affrettati qua e là sulla rete, perché spesso chi giudica è all'estero da pochissimo (e tante cose non le sa) o perché all'estero ci vuole andare (e l'entusiasmo vince su tutto) o perché all'estero ci vive e quei punti non impattano in modo negativo sui propri umori (perché ognuno ha i propri compromessi, anche per questo, se ci fai caso, il post usa molto il condizionale, non si permette di generalizzare, sono quasi tutte ipotesi, ma chi si ferma alla superficie dimentica anche l'italiano.

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  3. ps.....e la ricetta del venerdì?:-)
    rikit!

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  4. Io non l'ho interpretato cosí...insomma: giá il fatto che a scrivere quel decalogo sia uno che all'estero ci si é trasferito mi fa piuttosto pensare che sia una provocazione, un modo di mettere in guarda i lettori che comunque bisogna pensarci bene prima di partire, perché non é sempre tutto rose e fiori. Poi magari mi sbaglio, eh? Comunque, resta il fatto che anche leggendo i motivi per "non" andarci, a me viene voglia di andarci. :)

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  5. Ah...e la ricetta ormai la rimando a venerdí prossimo, mi sa! :P

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  6. Bene, la tua risposta è un'interpretazione personale di quei 10 punti ed in quanto personale resta tua, ovviamente non è facile dedurne una risposta generale che vada bene per tutti. Nel tuo copia&incolla si sono persi i link del post originale in cui si approfondivano alcuni argomenti rendendo il post sicuramente meno banale di quello che può sembrare: vivo all'estero felicemente da quasi 5 anni e se ho scritto quei 10 punti non è certo per farmi ridere dietro (come pure è successo, anche nei commenti qui, a quanto vedo, ma va beh). Nei commenti al post originale credo di aver già ampiamente approfondito la questione, quindi rimando lì chiunque abbia voglia di guardare la luna e non il dito.
    Per quanto riguarda la tua risposta ai 10 punti, è tua, è personale, quindi non la reputo né sbagliata né azzardata, hai analizzato i 10 punti secondo i tuoi punti di vista, mi domando però se prima di analizzarli tu abbia letto tutti i commenti (e le risposte) al post originale.
    Per quanto riguarda la Spagna, paese che conosco benissimo, legato ad una ragazza spagnola da quasi 4 anni, è un altro esempio di pareri personali: a quanto vedo tu ne vai matta, io invece non ci vivrei, non fosse altro che per il livello di corruzione e per il patriottismo che la rendono un'Italia meno peggio (o leggermente migliore, dipende dai punti di vista), ma sicuramente non il paese per me, ottima per le vacanze, come l'Italia, ma non per viverci. A ciascuno i propri compromessi;)

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  7. Mi spiace che si siano persi i link nel copia-incolla, in effetti. Come avrai capito non é stata una mia deliberata scelta quanto una semplice conseguenza della formattazione del testo. Ad ogni modo, il link al post originale é riportato nella primissima riga, a beneficio di chiunque voglia approfondire.

    Confesso di non aver letto tutti i commenti lasciati in calce al tuo post, che erano oggettivamente moltissimi, ed essermi limitata a qualcuno qua e lá, che ha piú di altri attirato la mia attenzione. Ad ogni modo, penso che un post debba essere "autonomo", ovvero valere ed essere preso in considerazione in quanto tale, e non in virtú o correlazione con i commenti, che seppur siano ovviamente importantissimi, nascono soprattutto per consentire l'interazione, un dialogo tra l'autore del post e i suoi lettori.

    Detto questo, ripeto che il tuo post mi é sembrato interessante (non ti avrei risposto, se cosí non fosse stato) e certo non pretendo di dire che il mio punto di vista sia piú corretto del tuo. Sono solo questo: punti di vista. Quello che con questo post volevo fare era semplicemente analizzare, attraverso il filtro della mia esperienza personale, il tuo decalogo per dimostrare come dieci punti addotti con l'intento di mettere in guardia sull'emigrare all'estero, abbiano sortito su di me l'effetto contrario di farmi venire ancor piú voglia di tornarci. Forse perché io sono un caso clinico e disperato, cosa che non escludo.

    Ribadisco che il mio post non voleva essere critico nei tuoi confronti, ad ogni modo, e mi spiace leggere una sorta di atteggiamento difensivo nelle righe della tua risposta. Sempre che non sia solo una mia impressione.

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    1. mi piace la definizione di post autonomo e sono d'accordo, ma spesso i commenti (e ci sono proprio per quello) sono un modo di interagire che permette all'autore di chiarire alcuni punti, di spiegarsi meglio (per non scrivere post lunghissimi, spesso la sintesi finisce col creare incomprensioni, purtroppo) o per difendere le proprie idee (ma anche contraddirle, qualora un lettore abbia un tesi interessante da controbattere).
      La tua risposta, come già detto, è molto personale, perché è vista dal punto di vista della tua esperienza in Spagna e mi fa piacere leggere che quei 10 punti possano trasformarsi in stimoli. Purtroppo non è sempre così e in 5 anni all'estero tra Irlanda e Belgio ho conosciuto molti ragazzi italiani rientrati in Italia per uno di quei punti, pur avendo magari un lavoro ben pagato nel paese straniero. Le storie degli italiani all'estero non sono tutte di rose e fiori, ma lo stereotipo dell'italiano all'estero è abbastanza abusato come di eroe invincibile che va fuori e conquista tutto, trovando il paradiso.
      Non ho trovato il tuo post critico e non mi difendevo nel commento, volevo solo sottolineare come ogni esperienza è un caso a sé e proprio per questo nel post insistevo con l'uso del condizionale, io non sono il detentore della verità di tutti gli italiani all'estero e non volevo generalizzare, esprimevo 10 punti, che pur hanno trovato conferma in molti altri italiani da anni all'estero. Ad ogni modo, come sempre, sono compromessi, ognuno ha i suoi e quei 10 punti hanno dei pesi, più o meno leggeri, che ognuno può mettere sulla propria bilancia dei compromessi e pesare, cercando di trovare l'equilibrio, quello che alla fine ci fa essere felici.

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    2. Certo, è abbastanza innegabile che la vita all'estero non sia tutta rose e fiori. Non lo é neppure quando ami alla follia il Paese in cui ti trovi a vivere. Ma d'altra parte, la vita non è sempre tutta rosa e fiori già di per sé, indipendentemente dal luogo in cui si anima. Poi c'é chi ha più resistenza, chi è più motivato e rimane dov'é e chi finisce per tornare in Italia a causa di uno di quei punti o di altri ancora...non per questo è condannabile o criticabile, assolutamente. Si torna sempre lì: al fatto che ognuno di noi è diverso e ognuno di noi, per quanto accomunato dalla stessa esperienza "migratoria", si trova giocoforza a vivere esperienze diverse. E in questo, mi par di capire, siamo perfettamente d'accordo entrambi. :)

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  8. Dimenticavo (sto facendo un gran casino coi commenti stasera: mi si pubblicano, li cancello per errore, li riscrivo e salto parti...si nota che son stanca? ): anche il fatto di vivere in Spagna é soggettivo. Io non credo che vivrei in Belgio, ad esempio. Non per eventuali difetti del Paese in sé, ma perché come clima e stile di vita lo percepisco anni luce distante dall'ambiente in cui, per carattere, mi sento piú a mio agio. Anche qui, punti di vista. E certo che la Spagna di difetti ne ha, come ne abbiamo noi e come credo ne abbiano tutti...solo che prima di guardare la pagliuzza nell'occhio dell'altro bisogna preoccuparsi della trave che si ha nel proprio. Ed é per questo che, piuttosto di soffermarmi a criticare un qualunque Paese straniero, preferisco criticare i limiti degli italiani, categoria in cui io stessa sono inclusa e i cui limiti probabilmente io stessa possiedo. :)

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    1. Conosco la Spagna molto, molto bene, e tra vita vissuta lì e dati (non opinioni o chiacchiere, dati) alla mano (sulla trasparenza di informazioni, sulla corruzione, sul nepotismo, sul mondo del lavoro, etc.) mi sento di dire che è un mondo molto simile all'Italia, con tanti aspetti positivi e migliori, secondo me, dove il clima, il cibo e tanto altro distraggono da aspetti molto più importanti (quelli che ho elencato prima) che a lungo termine possono pesare ma che nel breve termine non si notano, come in tutti i paesi del sud Europa. Ovviamente, anche questi sono compromessi, non voglio mica mettermi a fare paragoni tra Spagna e Belgio, non sono di quelli che difendono il paese dove vivono a spada tratta né che godono nel buttare merda sull'Italia una volta partiti all'estero, ciascuno può essere felice ovunque, anzi alla fine del post c'era proprio un link ad un altro post, "la tua felicità è soprattutto dove vivi" o qualcosa del genere, che riassume esattamente questo concetto e magari andava riassunto proprio in quel post, per renderlo più autonomo, ma se scrivi un post di 20 pagine... beh.. scoraggi molti lettori, quindi ad un certo punto sei quasi forzato alla sintesi e a delegare a link gli approfondimenti necessari.
      In bocca al lupo per la tua avventura in Spagna:)

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    2. ..posso solo rispondere "crepi il lupo". E che ognuno cerchi e trovi la sua felicità ovunque ne abbia voglia! :) In bocca al lupo anche a te!

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  9. ragazzi!mi scuso per il termine inopportuno di "bamboccione"...in effetti i link e commenti non li avevo visti!
    detto questo...il resto son punti di vista personali...ci son motivazioni diverse per ogni individuo..generalizzare non serve a nulla e nessuno..l'importante è trovare il posto e la sistemazione ottimale..e lottare per questo...per stare bene..senza rimpianti...non è il luogo che rende felici...siamo noi che di quel luogo dobbiamo fare casa..ed appoggiare il cappello!:-)
    kissssssskit

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  10. sono passato da questo sito un anno dopo che i commenti s'incrociavano. Forse si può aggiungere una cosa: è bella l'Italia quando la rivedi per vacanze tornando dal lavoro all'estero. Se il mondo è un libro, restare a casa è come leggerne una pagina sola, no...? ;-)

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  11. L'articolo originale aveva come scopo far capire che non tutti sono adatti ad andare all'estero (e aiutare a capire se non si è adatti PRIMA di lanciarsi, in modo da non doversene pentire); la tua è una risposta che si basa solo sui tuoi gusti personali, per dire che TU (e solo tu) ti senti adatta, perche a TE quelle specifiche limitazioni non pesano.

    1) Tu ami le sfide: ok, e allora? Non a tutti piacciono, e non a tutti piace giocare a taboo. Oltre tutto, un conto è "giocare a taboo" quando stai bene, un altro è (come nell'esempio), se sei in ospedale, urlando di dolore.

    2) Prima dici che è errato giudicare male una usanza solo perché è diverse, poi giudichi "sbagliato" chiunque non voglia fare quello che fai tu (andare all'estero); se non è contradditorio questo...

    3)Se ci tieni tanto a tagliare i ponti, e ricostruirti da zero una rete sociale, mi viene da pensare che forse non eri per nulla soddisfatta da quella precedente: magari una situazione familiare difficile, o amici ipocriti, o colleghi odiosi... Altrimenti, di solito non è piacevole rinunciare ad una cosa buona per una sconosciuta

    4-5) Critichi gli altri tanto da non sentire in nessun modo eventuali critiche rivolte a te...

    6) ... e poi dici di non essere "mai stata un lamento continuo"?

    7) Qui hai ammesso anche tu che è un motivo per non partire: la cosa ti lascia comunque delle cicatrici.

    8) Qui sono d'accordo: hai pesato i pro e i contro, ed hai preso la tua decisione. Ma ricorda che per persone diverse i vari fattori hanno un peso differente.

    9) Ammetti quindi che si soffra, all'estero. Per un simile prezzo da pagare, occorre trovare qualcosa per cui valga la pena; tu forse l'hai trovato... ma puoi garantire anche agli altri che lo troveranno?

    10)Ti piacerebbe ricominciare di nuovo? La tua situazione attuale ti soddisfa o no?

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    1. Ciao. Confesso che, di fronte al tuo commento, ho dovuto rileggere questo post che avevo scritto nel 2012 e di cui mi ero quasi del tutto dimenticata.
      L'ho fatto, e continuo lo stesso a non capire i toni vagamente accusatori di alcune tue risposte.

      L'articolo originale aveva un titolo volutamente un po' provocatorio così come un po' provocatorio voleva essere il mio tentativo di ribattervi. Un tentativo che OVVIAMENTE partiva da un punto di vista personale, e che come ho premesso voleva semplicemente contrapporre due visioni opposte "senza astio nè polemica" " Solo per dimostrare la relativitá stessa delle etichette opposte di pro e contro" E, soprattutto "Solo per capire se sarei davvero pronta a rifarlo di nuovo".

      In virtù di questa stessa premessa quello che io penso o dico non dev'essere per forza condiviso dagli altri. Si trattava semplicemente di fornire un altro punto di vista con cui qualcuno potrebbe trovarsi d'accordo esattamente allo stesso modo con cui qualcuno potrebbe trovarsi d'accordo con le ragioni per NON andare all'estero.

      Poi che uno parta o non parta a me non me ne va e non me ne viene, ciascuno è libero di scegliere cosa preferisce fare e ciascuno vive una situazione diversa. Io non ho mai voluto garantire che gli altri troveranno una ragione per andarsene, che si entusiasmeranno tanto come era successo a me, né ho dato per scontato che tutti amino le sfide. E' un mio punto di vista, come tu stesso hai detto. Nient'altro.

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    2. Capisco che era un vecchio post, ma io l'ho letto solo recentemente. Per i toni accusatori... hai ammesso che era un articolo provocatorio, non stupirti se qualcuno raccoglie tale provocazione.

      Io sono uno di coloro che ha scelto di restare; non critico chi ha fatto scelte diverse dalle mie, ma mi aspetto per lo stesso motivo di non essere criticato. E non ne posso più dei rompi***** che continuano a dire "ma perché non provi all'estero?", e che chiamano "bamboccione" chiunque non la pensi come loro (hai avuto esempi di gente del genere nei commenti più vecchi)

      Personalmente, ritengo che per me l'emigrazione non sia la soluzione: eppure ci sono degli individui che cercano in tutti i modi di convincermi, quasi come se a loro venisse in tasca qualcosa: è facile invitare gli altri a correre dei rischi, quando le conseguenze comunque non ti toccano! Ed è facile, per chi ha rischiato ed ha avuto fortuna, dimenticare che spesso capita di essere meno fortunati, di correre un rischio e di trovarsi alla fine in una situazione ben peggiore di quella di partenza.

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