giovedì 17 aprile 2014

Come la campanella l'ultimo giorno di scuola.

Terminare l'ultima attività lavorativa prima di un weekend festivo ha lo stesso sapore liberatorio (e ormai dimenticato) del suono della campanella l'ultimo giorno di scuola. Certo, quel che fai di lavoro è decisamente molto meglio di due ore di chimica. Materia che, tra parentesi, da un po' in qua associo in modo pressochè esclusivo alla produzione di metanfetamine. Dev'essere per il successo di Breaking Bad, vai a sapere. Comunque. Vi scrivo dalle quattro pareti dell'ufficio, in frenesia da dire senza saper cosa, entusiasta ma troppo stanca per esternarlo in qualsivoglia maniera. 



Come al solito, sono rimasta a presidiare il forte. Ultima sopravvissuta oltre l'orario canonico. Sola. Gli occhi che bruciano. Il portachiavi rosso di rimandi pop. E, anche se davanti a me ho soltanto quattro giorni - e non tre mesi - di vacanza mi sembra comunque un traguardo da festeggiare.

Perchè, del resto, è tutto come sempre. Aprile che mi sfugge dalle dita. Il ciclo che si allinea alle date dei miei viaggi. Una quantitá eccessiva di idee gestire. Gli spritz che ordino con l'unica e precisa finalità di ingozzarmi di patatine. Insomma, sono sempre io. É sempre la mia vita. 

Con la sola differenza che un bisogno di vacanze cosí estremo, francamente, non lo avvertivo da tempo.

Quindi, niente: domani parto. Direzione Lago di Garda, conoscenza di figlie di migliori amiche (sono emozionata!), collassi su letti altrui.

E, visto che mi aspetta una quantitá esagerata di preparativi, non mi resta che augurarvi Buona Pasqua sin da ora. Fate i bravi, staró via solo un po'. 

sabato 12 aprile 2014

Turismo in Musica: i videoclip girati a Siviglia

Dopo lungo lavoro di ricerca ed innumerevoli parentesi amene (non è belliiiisssima questa cosa che hanno fatto ambientando i dischi nelle immagini di Google Street View?!) , posso finalmente mantenere le mie promesse. Che, nello specifico, corrispondono alla scoperta di Siviglia attraverso i videoclip che lì sono stati girati. 



Ora: devo premettere che il mio filo-ispanesimo (o ispanismo?) è cresciuto tra orde di malagueñi, inculcandomi un abbastanza fastidioso - ma altrettanto inevitabile – sentimento di sufficienza nei confronti della cittá in questione. Málaga e Siviglia, si sa, si odiano almeno quanto triestini e friulani, parmigiani e reggiani, stranieri e grafia corretta della parola peperoni. Insomma: m'hanno sempre detto che son meglio loro. Chè i sivigliani c'han manie di grandezza. Ché lascia perder, va. E siccome io, i malagueñi, li adoro, ho sempre avuto un'inconscia tendenza a credergli. 

Non aiutano le mie peripezie personali: ad esempio, il fatto che  ogni volta che abbia cercato di organizzare una trasferta a Siviglia durante l'Erasmus qualcosa sia andato storto. Oppure le tempeste di neve che ritardano voli Ryan air (evento piú unico che raro, in genere collegato a qualcosa di molto tragico come eruzioni di vulcani islandesi, terremoti a Lorca o - per l'appunto- Era Glaciale Formato 3D). I miei piedi gonfi in modo esagerato. E, ancora, la terribile nausea misto brivido misto attacco-di-panico in conseguenza di una brutta telefonata. Poi magari era una specie di maledizione di Tutankamen, che ne so. Una risposta alla mia energia negativa. Perché sono convinta che le cittá li percepiscano, i nostri approcci non proprio amichevoli. Sono esseri vivi, d'altro canto, mica mera architettura! 

Eppure, nonostante questo, sono costretta ad ammettere che Siviglia é anche una cittá meravigliosa. Ricca di storia, di angoli mozzafiato, del flamenco piú autentico ch'io cosí tanto amo. In fondo, prima di diventare malagueña inside, l'avevo amata piú d'ogni altro posto visto prima. Succedeva alla gita di maturitá, quando tra aranceti, segreti, e resti di Colombo sparsi ovunque un tizio cercava di conquistare tutte noi fanciulle per il solo fatto di essere un torero. Cosí diceva, per lo meno.  Lí scoprii il tinto de verano. E certi amori mica si dimentican cosí. 

Buon ascolto!

Medina Azahara – Sevilla 

Un vero e proprio tributo alla cittá, che ha come principale scenario l'Alameda de Hércules. Una curiositá? Le riprese del video attirarono nella zona un sacco di turisti e di curiosi, tra cui lo stesso sindaco, Juan Ignacio Zoido (qui il making of ) 




Simply Red – Something Got me started 

Se una cosa s'é capita, da questa mia rubrica musicale, é che i Simply Red amano la Spagna almeno quanto me. Anche Siviglia rientra nel vasto range di location iberiche scelte dalla band per i suoi videoclip. In questo caso la cittá accompagna il primo singolo del loro album piú venduto, “Stars”. Tra le numerose location, anche la bellissima ed  emblematica Plaza de España. 



Le immagini si Siviglia e provincia si alternano sullo sfondo nello stile di montaggio ipnotico e vagamente angosciante che pervade tutto il clip. E, nonostante questo, ti rendono inevitabile pensare “quant'é bella l'Andalucía”. PS: il tipo a me sembra tutto, tranne che l'incarnazione del bienestar. Ma vabbé. 

María Aguado – Me toca a mí 

La canzone in sé non é che sia tutta 'sta gran roba, ma non posso fare a meno di notare che la tizia ha un paio di stivaletti uguali ai miei, gli orecchini a forma di chitarra simili ai miei, le calze nere traforate quasi come le mie e un paio di magliette che indosserei volentieri (quella a pois e quella grigia che lascia la spalla scoperta, per la precisione). Il che mi porta: A) a considerarla simpaticissima e B) a chiedermi se per caso non abbia ragione tutta quella gente che non fa che dire che i miei gusti in fatto di moda siano irrimediabilmente spagnoleggianti. 
In ogni caso, le immagini di Siviglia compaiono a partire dal minuto 1.54 circa. Con un cielo stupendo e un'ottima fotografia. 



Non solo Siviglia ma anche Sagrés e Lisbona in questo clip degli italianissimi EPO, che inserisco soprattutto a mo' di unica rappresentanza nazionale. C'é anche una versione alternativa montata per gioco, e visibile qui.

Per consultare le altre “puntate” della mia rubrica “Turismo in Musica” basta cliccare qui. E se vorrete consigliarmi qualche prossima video-destinazione, meglio ancora! I commenti sono tutti per voi! 

lunedì 7 aprile 2014

Lezioni di vita prese dal Flamenco

Oltre a confermare la regola universale per cui "se sei felice tu lo sai batti le mani, se sei felice tu lo sai batti i piedi" (coniata, com'é logico, da sapienti filosofi tibetani) studiare flamenco regala autentiche lezioni di vita. Se non ci credete, eccone qualcuna da applicare anche fuori da palchi e tablaos:



- Testa alta, sempre.

- Non far casino mentre gli altri parlano (o cantano).

- Guarda dritto negli occhi.

- C'è un momento per tutto. Per i marcaggi, il silencio. Per l'accelerazione, la subida. Per le sbornie, il Venerdì sera.

- Sottolinea i concetti importanti. Il che può valere per un corte nel bel mezzo di una letra, ma anche per qualsiasi esercizio di retorica. Certo, magari in quel caso non serve battere i piedi.

- In caso di dubbi sul look: il rossetto, rosso. La gonna, lunga. Gli orecchini, vistosi. 

- Se ti perdi, batti le mani (questa, per la verità, devo ancora provarla in un sentiero di campagna. Però magari funziona.) 

- La velocità è inversamente proporzionale all'intensità. 


-
Non devi per forza sorridere sempre. 

-
Meglio l'imperfezione con un'anima, che la perfezione senz'anima. 


- Se non sei convinta di ciò che fai non convincerai nemmeno gli altri. 


-
Un piccolo dettaglio cambia tutto. Leggi smorfie, scuotimenti di capo, movimenti della testa, ancheggiamenti, un minuscolo accenno con le dita. Una breve esitazione prima di rispondere "anch'io". 

-  Metti 
actitud anche nelle cose più semplici. Sembreranno mille volte piú ammirevoli.



- Prima o  poi la falseta finisce. Magari sarà lunga, ma arriverá il tuo momento di iniziare a ballare. 

- Il lerè lerè può essere messo dopo ogni frase. 

- Un fiore in testa rende tutto migliore. 

venerdì 4 aprile 2014

Con la mente a Madrid (Sabina e una playlist)

La mia prolungata - e ormai gravissima-  astinenza da Spagna rende l'idea del viaggio ancora più ossessiva. Per farla breve: non penso che a Madrid. Coi suoi ricordi. La sua luce. I suoi sorrisi. Madrid, adesso, é piú una sensazione che un luogo concreto. E' l'idea di ammirare un tramonto dalla terrazza del Círculo de Bellas Artes. Il sapore di una birra fresca, di quelle che in Spagna mi son sempre piaciute di piú. Ci penso e vedo un caos di colori e sapori in rincorsa al mercato di San Miguel. Il vagare senza meta e senza sosta che ti porta a scoprire angoli sempre nuovi. Il concetto stesso di ricongiungimento: ecco, questo é ora per me Madrid. E sapete che c'é? Quasi non mi importa dei concerti. Anzi, in un certo senso - ogni tanto - mi sembrano quasi una scocciatura.

Certo, non lo direi se non mi convincessero alle file. Se potessi arrivare all'ultimo momento, prendere il mio bel posto davanti, e vivermi la colonna sonora. Senza sforzi, peró. Senza la snervante certezza che ogni secondo sotto una tenda Quechua (altrui) é un secondo perso di Madrid. Mannaggia a me e ai miei biglietti di platea. Mannaggia ai posti non numerati. Mannaggia - soprattutto-  alla perenne assenza di pass all areas; fidanzati che lavorano nell'organizzazione; accrediti stampa;  vittorie a concorsi;  camerini; amici di amici; gesti carini a caso, che ne so. In fondo mica chiedo tanto, dai!

Vabbé. 

Tanto lo so che poi, comunque vada, saró contenta uguale.

So anche di essere monotona, se é per quello. 



Il punto é che il mio attuale pensiero fisso ha prodotto una playlist. L'idea non era soltanto assemblare tutte le canzoni che parlassero di Madrid (quello l'han giá fatto in tanti!) ma ricreare un vero e proprio viaggio in musica. 


Si parte dalle "chicas tristes" che tornano in cittá, ci si sofferma come un turista in visita su ogni suo singolo angolo ed aspetto, e poi la si abbandona, a malincuore, con Shakira. Ormai rientrati a casa, il ricordo dei momenti vissuti é narrato al passato da El Barrio ("nos fuimos pa'Madrid") e La Oreja de Van Gogh ("recordarás las tardes de invierno por Madrid").




Tra l'altro, realizzare 'sta cosa mi ha spinta a riscoprire un brano che non ascoltavo da tempo. Tanto che quasi avevo scordato quanto mi piacesse. Si tratta di "Yo Me bajo en Atocha", di Joaquín Sabina, e ha uno dei testi che, a mio avviso, meglio tratteggiano  la cittá. Tradurlo non é semplice, proprio perché ne racchiude l'essenza in monumenti, ricorrenze e modi di dire. Io ci ho provato, beninteso. Ma ci vorrebbe una nota esplicativa per ogni parola. E, dal momento che un altro blogger italiano l'ha giá fatto (anche magistralmente), se volete approfondire vi rimando a lui. 

Qui, ancora una volta, il protagonismo lo lascio alla musica. Sperando possa portarvi - anche se solo con la mente - a farvi un giretto a Madrid questo weekend.






Io Scendo ad Atocha
[Joaquín Sabina]

                                   Con il suo basco calato in testa, con i suoi guanti di seta
                                        La sua Sirena Varada, le sue feste comandate,

il suo "ritorni domani", il suo "si salvi chi può", 
la sua partitella a Mus, la sua "tal dei tali".


Con il suo "è tutto adesso", con il suo "nulla è eterno",
con il suo rap e il suo chotis, i suoi okupa e i suoi skinhead, 
per quanto muoia l'estate e l'inverno abbia fretta, 
la primavera sa che l'aspetto a Madrid. 

Con il suo autunno Velázquez, con la sua torre Picasso, 
il suo Santo e il suo Torero, il suo Atleti, il suo Borbone, 
le sue donne grasse di Botero, i suoi hotel di passaggio, 
le sue dieci carte di hashish, i suoi nonnetti al sole. 

Con la sua tempesta di neve, le sue verbenas e il suo lutto, 

il suo diciotto Luglio, il suo quattordici Aprile.

A metá strada tra l'inferno e il cielo, 
io scendo ad Atocha, io mi fermo a Madrid. 

Anche se la notte delira come un uccello in fiamme, 
anche se la Puerta de Alcalá non dá alla gloria, 
anche se la Maja desnuda chiede quindici e il letto, 
anche se la Maja vestida non si lascia baciare. 

Passerelle Cibeles, carcere di Yeserías
Ponte dei Francesi, osterie di Chamberí, 
non sogna piú quel bimbo che sognava di scrivere, 
Cuore di María, non lasciarmi cosí.



Corte dei Miracoli, Vergine dell'Almudena, 
baracche di eternit, Palacio de Cristal, 
con il suo "no pasarán" e i suoi "viva le catene", 
il suo cimitero civile, la sua banda comunale.



Ho pianto a Venezia, mi sono perso a Manhattan, 
sono cresciuto a La Habana, sono stato un paria a Parigi; 
Il Messico mi tormenta, Buenos Aires mi uccide,

ma c'é sempre un treno che sbocca a Madrid.

Ma c'é sempre un bambino che invecchia a Madrid;
Ma c'é sempre un'auto che sbanda a Madrid; 
Ma c'é sempre un fuoco che si accende a Madrid;
Ma c'é sempre una barca che naufraga a Madrid, 

Ma c'é sempre un sogno che si sveglia a Madrid, 
Ma c'é sempre un volo che ritorna a Madrid. 


martedì 1 aprile 2014

10 Oggetti perfettamente inutili che faranno la gioia di ogni scrittore

Ormai è un luogo comune: il verbo "scrivo", troppo spesso, significa in realtà "perdo tempo sul web". Il che, nell'era di Pinterest, ha finito con l'assumere l'ulteriore connotazione tematica di "condivido citazioni sull'atto di scrivere invece di farlo in prima persona". Chè tutto sommato fa sentire meno in colpa che consulare compulsivamente il sito di H&M. Mea culpa, mea culpa, mea grandissima culpa. Tra l'altro io non lo so, se vi sia mai capitato di seguire qualche bacheca Pinterest di aspiranti autori di best seller. E' agghiacciante. Davvero. Tendono a condividere infografiche dai titoli inquietanti tipo: "9 modi per uccidere un uomo senza far rumore"; "come procurarsi illegalmente una pistola", "la traiettoria seguita dal sangue umano quando qualcuno si taglia le vene"; "ferite da arma da fuoco: una guida rapida", o ancora "come si spiaccica una persona al suolo dopo un volo di otto metri". E sarebbe anche mediamente tollerabile, se non ci aggiungessero brillanti foto didascaliche che illustrano le "fasi di decomposizione di un cadavere" o il "metodo di esecuzione di un'autopsia".

Vien da chiedersi se quelle che scrivono romanzi erotici abbiano un profilo Pinterest su cui condividono i video di YouPorn. O perchè chi si dedica ai romanzi sentimentali non posti grafici dettagliati sui "150 tipi di baci melodrammatici da usare in scene di addio". Comunque. Il punto è che, dall'alto della mia (ormai nota) ossessione per il social - pannello di sughero, mi sono imbattuta in una serie di oggetti per scrittori il cui grado di assoluta inutilità è pari al fascino che esercitano su di me. In due parole: "LI VOGLIO". Tutti. Ora.

E, siccome sono un'aspirante scrittrice (ovvero: perditempo sul web) particolarmente altruista, ho deciso di condividere i migliori 10 con voi. Così, giusto per fare un altro elenco numerato, e corredarlo di titoli in grassetto. In fondo sono assolutamente certa che servirà a farvi/mi/ti/ci/vi/si tornare l'ispirazione.

1. Bloc Notes impermeabile da doccia (con ventosa). Perchè le migliori idee - si sa - nascono sempre in bagno.



2. Macchina da scrivere per iPad. Perchè neanche gli scrittori più tecnologici sanno resistere al fascino del vintage!



3.  (É disponibile anche per chi usa il pc. Basta collegarla con  un cavo USB) 




4. Custodia per portatile a forma di libro antico. Per darsi un'aria da intellettuale (e anche un po' per giocare a fare il personaggio di James Bond) 



                                                


5. Orologio per scrittori. Per rispondere "ora dell'editing" quando vi chiederanno "che ora è?". NB: prevede anche momenti inevitabili quali il blocco creativo o l'abbeveraggio per adulti (leggi: ALCOL) 
 



6. "Se stai leggendo questo mentre sono piegato sulla scrivania, lasciami stare, sto scrivendo". Le T-shirt con messaggio sono sempre un'ottima idea per evitare seccature. 


7. Anello per la tutela del Punto e Virgola. Per chi lo ama. Per chi lotta contro la sua estinzione. Per chi ci si potrebbe anche fidanzare. Per intenderci, tipo me. 
 



8. Per scrittrici fashion. Non è un ammooore questo bracciale fatto con i tasti della macchina da scrivere


9. Fermagli per capelli, per portare tra le chiome la vostra attuale ossessione. 

10. Cartello da appendere alla porta della vostra stanza. Per me, il top assoluto. A beneficio dei non anglofoni, recita: 

"ATTENZIONE! Scrittore al lavoro! Su rischio di pena di morte del vostro personaggio preferito non entrare se non in caso di reale emergenza. 
Cose che costituiscono una reale emergenza: 
- La casa sta andando a fuoco
- L'apocalissi zombie è iniziata
- Il pranzo è pronto". 

Quale profonda ed innegabile saggezza. Amen. 






sabato 29 marzo 2014

...Però sono professionale (omaggio a Bridget Jones)

Io lo so, che dovrei mostrarmi seria e professionale. Sul lavoro lo sono anche. Voglio dire, ormai mi esprimo fluentemente in un linguaggio fatto di recap, engagement, conference call e addirittura ASAP (ommioddio, sono diventata una di quelle che dice “ASAP”! Da qui a mimare le virgolette con le dita è un passo). Dico anche spesso feedback, nonostante il termine mi evochi puntualmente un'impegnativa conversazione con un Giovane Cantautore Toscano in merito alla necessità di esternare i propri individuali microcosmi creativi interiori. Il giorno dopo, qualcuno aveva scritto sulla sua pagina Facebook: “non ho capito di cosa parlavi con la ragazza col vestito verde”. Avrei volentieri scritto “Neanch'io”; così, per fare la simpatica, se non ci fosse stata una remota possibilità che qualcun altro oltre a me indossasse un vestito verde. Ma poi, chi è questa che ci ascoltava? Perchè dovrebbero interessarle i microcosmi creativi? Chi sono io? Da dove vengo? Eccetera. 

Comunque. Si diceva che sono professionale. Anche se l'aggettivo professionale, nell'immaginario collettivo, corrisponde più a una col tailleur di Armani ben stirato che a qualcuno che passa metà della pausa pranzo a cercare i prezzi dell'Indovina Chi? da viaggio (lunga storia). Se è per quello, ho  anche un sole stilizzato da bambina di cinque anni sulla tazza-lavagna della mia scrivania. E, ultimamente, l'aggravante di esprimermi per citazioni tratte dall'ultimo libro di Bridget Jones.






Il punto è che, attorno alla mia indubitabile ed elevatissima professionalità, le situazioni paradossali continuano a prendermi di mira. Anche nell'orbita gravitazionale della vita lavorativa. Qundi, mi son detta: perchè non dovrei raccontarvele? Del resto, voi probabilmente vi starete chiedendo la stessa cosa, con il piccolo dettaglio di togliere il non dalla frase. Però che ne so, magari - se seguite il blog da tempo- eravate sinceramente preoccupati dalla sparizione della ragazza che cercava metodi alternativi per estirpare cavallette dal bagno del suo appartamento di Parma. Capirete che io senta l'obbligo morale di rincuorarvi. Apro una parentesi per dire che anche Bridget Jones è spesso alle prese con invasioni di insetti malefici. Chiudo la parentesi. Punto. 

Il resoconto delle mie peripezie mi serve peraltro a combattere la deformazione da blogger seria che oramai mi induce a scrivere tutto: 

1. Per elenchi numerati 
2. Per blocchi di paragrafi tematici con titolo in grassetto.

PARAGRAFO TEMATICO CON TITOLO IN GRASSETTO 
Visto? Ce la posso fare. 

Ma si diceva delle situazioni paradossali. Della serie che la mia giornata tipo inizia inevitabilmente all'insegna dello spossamento fisico e morale. E a questo punto potreste pensare che io abbia un'eccitante vita notturna fatta di amanti focosi, feste in discoteche alla moda e cocktail a base di frutta tropicale. Invece è solo che mi ostino nel mio amore per le passeggiate: ottimo modo per svegliarsi del tutto, ossigenare i pensieri, mantenersi in forma e raggiungere l'ufficio con la mente bella piena di idee. Tutto ciò in teoria. In pratica, le suddette idee hanno tendenzialmente a che fare con tutt'altri ambiti, decisamente impegnati e culturali, quali il nuovo disegno da fare sulla tazza-lavagna o se è vero che faranno un film di Jem and The Holograms.



Tutto ciò mentre corro come una pazza, manco mi inseguisse uno psicopatico armato di mitra. Risultato: il mio ingresso trionfale nell'edificio adito allo sviluppo della mia disarmante professionalità mi vede ansimante, spettinata e in evidente sindrome da non-avrò-mica-l'ascella-pezzata per i primi dieci minuti almeno. Ovvero, il tempo che impiego a scolare un'intera bottiglietta di acqua frizzante come se fossi appena uscita da un'escursione nel deserto del Sahara. Il tutto si aggiunge, in genere, alla sottile vena d'inquietudine per cui spero di evitare incontri casuali con lo psicologo della porta accanto. Non che abbia niente contro di lui, anzi. E' solo che, dopo i nostri primi – e al momento unici- due incontri sono seriamente convinta che mi stia organizzando una seduta d'urgenza alle spalle. La prima volta l'ho incrociato alle dieci del mattino, esprimendomi in un cordialissimo e squillantissimo “Buonasera!” che, dopo lunga pausa ad effetto, ho giustificato con un “cioè, buongiorno, devo avere il fuso orario incorporato”. La seconda, stavo raggiungendo il bagno con passo furtivo munita di (attenzione! Segue elenco numerato!): 

1. Bacinella 
2. Ingiustificata quantità di piatti da lavare
3. Detersivo per piatti 
4. Cartellino con su scritto “occupato”. 

Mi aveva guardata seriamente perplesso. 

Comunque. Se questo rientra nella routine, l'ultima settimana è stata ancor più impegnativa. Soprattutto a causa dell'insistente squillo del telefono ad opera di capi, clienti, comitati olimpici (lunga storia), giornalisti, organizzatori di manifestazioni inerenti la Grecia antica, call center vodafone, mia madre che mi chiede come si compra la roba sul sito di Zara. E mai nessuno che mi venda un Indovina Chi?.  Lo squillo del telefono, di per sé, mi ha regalato un insostenibile problema di allucinazioni uditive per cui mi sembra di sentire Gretel di Dani Martín (meglio nota alle mie colleghe come La Musichetta) praticamente ogni due secondi, nonché a guardarmi attorno con occhi spiritati chiedendo “é il mio? É il mio?”. Come se qualcun altro, in Italia, potesse avere La Musichet..ehm, Gretel, come suoneria del cellulare.
Dovrei cambiarla. 



Il tutto, sommandosi ad un sottofondo costante di tonfi sordi che potrebbero provenire alternativamente da qualcuno che lavora sul tetto, da un terremoto del settimo grado Mercalli o da gente che si ammazza di legnate, ha peggiorato notevolmente il mio giá avanzato stadio di rincoglionimento. 

Tanto che l'altro giorno, nel tentativo di scaldare delle lasagne, il microonde mi ha risposto “No”. Giuro, l'ha proprio scritto sul display. Cosí, strafottente. NO. Al che ho instaurato un dialogo con lui, ricordandogli che,  capisco la ristrettezza degli spazi disponibili, ma almeno un “mi dispiace” non sarebbe guastato. Poi, non riuscendo a collegare il fatto che l'apparizione di una scritta qualsiasi dimostrava di per sé la presenza di corrente elettrica, mi sono messa a passeggiare per tutta la stanza con la Macchina Malefica in braccio, avendo il chiaro obiettivo di testare l'interezza delle prese elettriche disponibili. Stavo giá per chiedere asilo al kebabbaro all'angolo quando mi sono accorta che il piattino interno s'era spostato. 

La giornata s'era poi conclusa attendendo una cliente all'aria aperta ormai non piú “piacevolmente frizzante” della sera. Il mio esagerato anticipo, unito al giá citato sintomo di Primaverite Acuta che m'induce ad indossare giubbottini in pelle leggerissimi (lo dice anche Bridget Jones, che in questa stagione non si sa come vestirsi), mi ha spinta ai limiti dell'ibernazione. Per cercare di distrarmi, mi sono rifugiata nella videoteca a lato, leggendo trame di film che probabilmente non guarderó mai in vita mia. Ce n'era una in cui un tizio ereditava dalla famiglia la facoltá di viaggiare nel tempo;  quindi, visto che non rimorchiava alla Festa di Capodanno, ha pensato bene di andare a conquistare una damina dell'ottocento che...no, aspetta, forse non era proprio cosí. 

Ci stavo riflettendo quando una ragazza munita di carrozzina+bebé mi ha salutata affettuosamente. Ho impiegato la successiva mezz'ora a chiedermi chi fosse, a demoralizzarmi perché tutte le mie coetanee stanno figliando mentre la mia massima aspirazione é raggiungere la prima fila ai concerti, e a rivangare il periodo dell'Erasmus in cui la quantità media di persone conosciute al giorno rendeva particolarmente frequente questo genere di situazioni. Soprattutto nel mese in cui mi ero votata anima e corpo alla Venerazione del Martini. Che tra l'altro ha solo una I in più rispetto a un'altra delle mie passioni. Ricordo che eravamo sul Barco, c'era quella canzone di Pittbull e...


Poi la tipa mi ha chiesto scusa. “Ho sbagliato persona”, ha detto. E io avrei voluto abbracciarla. Giuro. Voglio dire, in genere cose del genere capitano a me. Capirete quanto l'abbia trovata istintivamente simpatica. 

“Che brutta figura, sono davvero mortificata!”, ha aggiunto mentre io, finalmente, iniziavo a sentirmi un po' più adeguata al resto dell'umanità. 

Che poi, in fondo, è la ragione per cui leggo Bridget Jones. 

martedì 25 marzo 2014

I migliori "primi tweet" italo-spagnoli!

Con la scusa dell'ottavo compleanno, Twitter ha lanciato un simpatico sito che permette di risalire in un click al primo tweet di chiunque. Manco a dirlo, la cosa ha dato vita a una mania da revival generalizzata, facendo del web un'accozzaglia indistinta di ragazzini che si raccontano le prime volte nel bagno del liceo. Teneri. Peccato che i primi cinguettii siano difficilmente originali o emozionanti. Per il 90 % degli utenti si riducono a un "come diavolo funziona 'sta roba"?, sostituito tutt'al più dalla variante del "ci sono anch'io" (probabilmente seguita da un secondo tweet che non vedremo mai con sopra scritto: "come diavolo funziona 'sta roba"?).


Tuttavia, siccome le vene nostalgiche non mi lasciano mai indifferente, ho pensato di andarmi a cercare i primi tweet dei personaggi italo-spagnoli che seguo. Salvo scoprire, a ricerca ormai conclusa, che la versione iberica dell'Huffington post aveva già avuto pressapoco la mia stessa idea (sto ancora cercando di decidere se ciò la qualifichi come buona o scontata). Comunque. Se loro si focalizzavano sui vip spagnoli ed internazionali, io ho ampliato la ricerca a quelli italiani,  aggiungendoci anche qualche vera e propria istituzione cibernetica itañola. Ne ho scoperte delle belle.
Certo, c'è stato chi si è limitato al classico "questo è il nostro account Twitter, seguiteci", come La Oreja De Van Gogh, gli Estopa o Alejandro Sanz. Lo stesso Dani Martín si é espresso con uno stringato "Benvenuti" che - lo devo ammettere - un po' m'ha delusa. El Pescao, dal canto suo, s'é lanciato nell'avventura con il consueto entusiasmo che lo contraddistingue: "YA ESTAMOSSS!!!", scriveva, in un plurale maiuscolo tutto infarcito di punti esclamativi.

Poi ci sono quelli piú tecnici. Tipo l'allora community manager de El Canto del Loco che twittava un "probando, probando", Melendi che aggiungeva al testing il tono scettico/alienato dell'espressione "'sta cosa dei social network" o i Negramaro e il loro "work in progress". 

C'é Jarabe de Palo, che ha puntato tutto sulla chiarezza con il primo tweet piú completo del mondo ("Ciao ragazzi/e, sono Pau, questo é il mio account twitter ufficiale (in fase di costruzione), a breve partiremo. Baci!") . E c'é chi, come Jovanotti o Nek, ha deciso per l'esordio in medias res promuovendo direttamente un video o un singolo prossimamente in radio.

Eppure, c'é anche chi é stato piú originale. Divertente. Umano. A seguire, ecco i miei "primi tweet" preferiti:

Cesare Cremonini (Ode all'alcolismo)



Il Cile (Un simpatico umorista)



Valentino Rossi (Sempre se non piove!)


Santiago Segura (eh?!?)


Pau dei Negrita (Il filosofo)

Poi ci sono quelli che non hanno capito come si usa il mezzo. Ad esempio Fernando Tejero, che evidentemente non conosceva ancora l'uso delle menzioni (con chi accidenti parla?!)



... O i Belgrado, che devono aver confuso il primo tweet con la bio.

Quanto agli account di blog e portali italo-spagnoli oggi consolidati, é curioso osservare quali sono state le prime notizie che hanno condiviso in 140 caratteri.

Itañolandia, ad esempio, ha esordito nel segno della maternitá: 


Il primo tweet di Rotta a Sud Ovest, invece, riguardava Cuba:



SpagnainItalia, vincitore di ben due "Italo-Spagnola Awards" come miglior account twitter italo-spagnolo, promuoveva un evento a cui mi sarebbe piaciuto assistere. 


La prima notizia del Quotidiano piú famoso di Spagna aveva per protagonista la Catalogna.

Il fanclub italiano  de El Canto del Loco (e di tutti i suoi componenti) iniziava all'insegna della gratitudine.

Quanto a me, il mio primo tweet é stato piuttosto imbarazzante. 


E il vostro? Me lo ricopiate nei commenti, che sono curiosa?