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domenica 12 gennaio 2020

Turismo Musicale: i festival e i concerti da non perdere in Spagna nel 2020


Non solo è il Paese dell’Unione Europea con il maggior numero di festival organizzati all’anno, ma nel 2019 la Spagna si è anche consolidata come la prima destinazione del turismo musicale nel nostro Continente. In base ai dati raccolti da Spain Live Music, il settore è cresciuto nel Paese a un ritmo del 70% all’anno negli ultimi 3 anni, ponendo numerose sfide sia agli organizzatori (ancora troppo poco tutelati dalla legge) sia alle località ospitanti, che in molti casi si dimostrano inadeguate ad accogliere migliaia di fan provenienti dai 4 angoli del globo. 


Foto: Mad Cool Festival / Facebook
A quanto riportato da Iñaki Gaztelumendi, presidente di Live Spain Music, la maggior parte dei turisti che atterrano in Spagna con il solo ed unico fine di assistere ad un evento di musica live arrivano dal Regno Unito (43%). Seguono a ruota francesi, irlandesi e statunitensi, che lasciano nella terra di Cervantes una media di 300 euro: più dei 282 che spendono in Ungheria e dei 280 di cui si beneficia la Croazia. Nell’epoca dello streaming e della lenta agonia dei cd, gli introiti derivati dei concerti hanno raggiunto i 334 milioni di euro nel 2018: la cifra più alta che sia mai stata registrata su suolo iberico. 


Se state pensando di alimentare il trend, su Totalfree Magazine vi ho elencato i festival e i concerti che non potete perdervi in questo 2020: senza dubbio vi forniranno un’ottima scusa per girare la Spagna di canzone in canzone.

giovedì 12 marzo 2015

Siti e app per musicofili

L'ho scoperto documentandomi per un articolo. Sì, insomma: uno di quelli per cui mi odio. Chè finisci di lavorare, hai poco tempo a disposizione, sei anche decisamente stanca. Non te lo impedirebbe nessuno, di mettere insieme due righe scopiazzate qua e là. Tradurre un post già scritto. Chessò, magari spedire un trafiletto preso pari pari dall'Ansa. Sarebbe semplice. Veloce. Lineare. Invece tu che fai? Passi ciò che resta del pomeriggio in ricerche incrociate sul web. Ovvero, alla resa dei conti, esattamente quello che hai appena finito di fare per lavoro. Devo farmi vedere da uno bravo, ve lo dico io. 

Comunque. Il punto è che, nell'intento di onorare al meglio il mio impegno con Total Free Magazine, sono venuta a sapere che quest'anno, al Mobile World Congress di Barcellona, la app premiata come migliore al mondo è di ambito musicale. Qualcuno, addirittura, afferma che aspiri a salvare l'industria discografica. Pretenzioso, certo. Ma, da incallita musicofila, la notizia non può che farmi piacere. Ho deciso di parlarvene, perciò. Solo che, tanto per odiarmi ulteriormente, non ho saputo limitarmi ad una mera descrizione. Cosí, in uno di quei pomeriggi di ricerche incrociate, sono andata a spulciare tra i vecchi link aggiunti ai preferiti e poi dimenticati. Il risultato é un elenco delle app e dei siti web a mio avviso più originali e interessanti per chi ama il mondo delle sette note. Eccolo a seguire. Nei commenti, invece, potete lasciarmi l'indirizzo di quello bravo. 

Fansino - La Migliore App al Mondo! 

Premiata come Best App nella prestigiosa cornice del Mobile World Congress di Barcellona, Fansino offre ai musicisti la possibilità di monitorare in tempo reale chi sta ascoltando la loro musica sui diversi canali streaming, interagendo direttamente con gli ascoltatori e conoscendone in modo più approfondito gusti ed abitudini di fruizione. Dal canto loro, anche i fan hanno dei vantaggi: possono, ad esempio, riunire in un unico canale i diversi account social dei loro gruppi preferiti, così da essere sempre certi di non perdersi nessuna novità. Non solo, ma possono anche entrare facilmente in contatto con altri ascoltatori dai gusti a loro affini, comunicando tramite chat di gruppo. I più competitivi troveranno, inoltre, piuttosto stimolante il fatto che esista una classifica dei migliori fan basata sul numero di ascolti. E poi c'è il valore aggiunto, ovviamente, quello che quasi ogni ammiratore sogna: la possibilità di essere contattati dal proprio idolo. 






Shows on Demand - La piattaforma per richiedere concerti 

Piattaforma al 100% Made in Spain, "Shows on Demand" mette in atto quello che definisce "fan funding": la possibilità, per i fan, di richiedere ed ottenere un concerto del loro artista preferito nella propria città. Il meccanismo di funzionamento è semplicissimo e soddisfa tutti: il fan segnala l'artista che vorrebbe vedere dal vivo e la località in cui vorrebbe si esibisse. Questo viene quindi inserito nella "wishlist" assieme ad altri musicisti segnalati. Tutti gli artisti della wishlist possono essere votati dagli utenti della piattaforma, a cui si può accedere gratuitamente e in pochi secondi anche tramite Facebook o Twitter. Il più votato passa alla categoria "Finalist". A questo punto, gli utenti sono chiamati ad ordinare il proprio biglietto per il concerto, il cui costo non verrà tuttavia addebitato fino a quando non si avrà il numero di pre-ordini sufficiente a garantire il live. Non appena la quantità minima viene raggiunta, gli importi vengono prelevati et...voilà! Non resta che godersi lo show! 





Momondo - La mappa dei Festival 

Sei un appassionato di Festival? Allora adorerai questo sito, italianissimo, che non solo ti segnala tutti i principali festival musicali del mondo, ma ti organizza il viaggio per assistervi! Il meccanismo è estremamente intuitivo: segnali il Paese in cui vorresti andare (ad es. Spagna) su di un mappamondo interattivo. A questo punto ti appariranno i festival che si terranno nel corso dell'anno in quel Paese. Cliccando su quello di tuo interesse avrai accesso a tutte le informazioni su date e luogo di svolgimento, cast, aeroporto più vicino, possibilità di campeggio, alloggi e motore di ricerca voli. Più facile di così...! Ah, c'è anche una sezione "ispirazione" con consigli di viaggio più o meno originali.






Retrojam - La timeline musicale della tua vita 

Nostalgici a rapporto! Con questo sito avrete modo di ricostruire l'intera timeline musicale della vostra vita. Basta inserire la vostra data di nascita e Retrojam farà il resto, ricostruendo la vostra colonna sonora dalle elementari ai tempi attuali, basandosi sui successi del momento. Potete anche impostare dei filtri per selezionare solo i brani di un determinato genere musicale, ed ovviamente ascoltare le playlist su Spotify! Unica pecca: è basato sulle hit globali, escludendo quindi hit intramontabili in lingua italiana (o spagnola). Ci si può accontentare, però.





SideStage - Il sito per ingaggiare i musicisti 

Un po' come Shows on Demand, SideStage permette ai fan di richiedere un concerto del loro musicista o dj preferito. Con una differenza, però: possono ingaggiarlo direttamente e in pochi click per feste ed eventi privati! Funziona così: l'utente inserisce il luogo del suo evento. A questo punto gli verranno mostrati tutti i musicisti disponibili in quella località, con in evidenza relativi cachè e generi musicali. Ovviamente, i risultati possono essere scremati filtrando la ricerca per solisti, band o dj, ed ordinati per costo. Cliccando su ciascuno di essi, si ha accesso a maggiori informazioni sulla sua carriera, tracce audio ascoltabili e video. Se soddisfatti, l'artista può essere contattato direttamente,
 senza passare per l'intermediario di agenti o manager, e la sua performance richiesta anche all'ultimo minuto. Purtroppo il servizio non è ancora disponibile per tutte le città d'Italia, ma siamo fiduciosi. In Spagna, invece, la copertura è migliore e si riesce a trovare almeno un artista o dj per ognuna delle principali località.



Pianogram - il sito che trasforma la musica in immagini 

Pianogram è un originale strumento che trasforma i file audio in immagini. Sostanzialmente, permette di visualizzare le note più suonate nelle più famose composizioni in un grafico a forma di pianoforte. Sul sito sono già inseriti i pezzi più famosi, da Per Elisa alla Radetsky March, ma l'utente può anche caricare file MIDI con composizioni originali al pianoforte per visualizzarne il corrispettivo visual. Forse è un po' inutile, ma ammetterete che affascina un bel po'.





























Se conoscete altre app o siti web interessanti nel settore della musica, segnalatemeli! 

domenica 23 novembre 2014

Musica e innovazione: 5 motivi per amare El Pescao

A volte posso sembrare monotona. Vittima di quell'entusiasmo cieco e propagandista che distorce i contorni della realtà. Il fatto, però, è che il nuovo progetto de El Pescao ha strappato ammirazione a tre versioni distinte di me. Non solo a quella, più evidente, della fan; ma anche a quella professionale di qualcuno che lavora nei social media. E, ancor prima, alla studentessa universitaria che ha dedicato entrambe le tesi di laurea all'analisi delle nuove tecnologie come opportunità per la promozione musicale. Per questo ho voluto riassumere, in una di quelle liste che tanto piacciono a noi bloggerZ, le ragioni obiettive per cui David Otero - questo il suo vero nome-  si merita ammirazione al di là del mero aspetto musicale. Buona parte della responsabilità è anche di MUWOM, l'agenzia che lo affianca nelle strategie digital. Un team giovane, creativo e alla perenne ricerca di innovazione che peraltro vi invito a seguire sui social: il loro account twitter vi porterà alla scoperta, tra altre tantissime cose, di app per musicisti e musicofili che già da sole (garantito!) vi strapperanno un “wow!”.

1. Il videogame.

É La trovata più recente, e forse anche la più innovativa in assoluto. Per la prima volta in Spagna (e probabilmente anche in Europa) un disco è stato trasformato in un videogioco per iOS e per Android. Con una grafica accattivante, una struttura classica a livelli ed una notevole possibilitá di interazione, El Pescao Skate racchiude in sé tutte le caratteristiche per non farci staccare gli occhi dallo schermo. David Otero diventa un personaggio che l'utente dovrà far muovere su di uno skateboard per raccogliere tutte le note necessarie a comporre le sue canzoni. Il tutto, ovviamente, schivando ostacoli e nemici. Non solo, ma il gioco comprende la possibilità di ascoltare i brani del disco Ultramar cantandoci o suonandoci sopra fino a renderli completamente propri. Un modo per rivoluzionare completamente l'esperienza tradizionale d'ascolto, rendendola attiva e divertente.





2. Il neuromarketing

Per scegliere il secondo singolo estratto dall'album, El Pescao ha coinvolto i suoi fan in un esperimento che coinvolge nientemeno che la neuroscienza. Una tecnologia brevettata da Sociograph ha permesso di collegare dei sensori alle dita dei 30 partecipanti per misurarne il livello di attenzione e di emozione durante l'ascolto di due brani. É stato, anche in questo caso, un procedimento pionieristico nel settore musicale, che ha portato il nome de El Pescao all'intresse del panorama internazionale.



3. Il collage su Instagram

Per svelare la copertina del suo secondo album solista “Ultramar” El Pescao ha sfruttato al meglio le potenzialità di Instagram. La cover è stata, infatti, ricreata mediante un originale collage visibile soltanto da cellulare. Il risultato complessivo, che riporto qui sotto, risultava formato da singoli mini-video, ciascuno dei quali riproduceva un frammento di una delle canzoni della tracklist dell'album. Nella didascalia di ognuno di essi, inoltre, veniva riportata una curiosità inerente la canzone in questione. Un lancio creativo, insolito, completo e multimediale.


4. La caccia al tesoro

Poco prima dell'uscita del disco sul mercato spagnolo, lo staff de El Pescao ha nascosto alcune copie dell'album in svariate città del territorio spagnolo, tutte debitamente autografate e corredate di lettera personalizzata. Sono stati quindi pubblicati sui social network e sulsito ufficiale del cantante gli indizi per trovarle. Chi riuscisse a decifrarli e si recasse per primo nel luogo del nascondiglio, si aggiudicava il disco gratis e in anteprima assoluta. La lettera allegata, inoltre, invitava a scattarsi una foto con la copia appena trovata e pubblicarla sui social con l'apposito hashtag. In questo modo non solo si integravano efficacemente online ed offline, ma ci si garantiva un discreto ritorno in termini di promozione virale.

5. L'invito al remix

Quasi a sfidare l'impostazione classica dell'industria discografica – da cui si é, infatti, staccato – El Pescao ha reso scaricabili gratuitamente dal suo sito web le singole piste che compongono il primo singolo Azul Y Blanco (base di chitarra, voce, base di batteria, etc.) invitando i musicisti a ricomporle a proprio piacimento, ricreando versioni personalizzate della canzone da caricare e divulgare su Youtube. La piú originale? Senza dubbio questa in stile videogioco degli anni '80 . 





David Otero ha lasciato la Sony, si é completamente auto-finanziato il disco, ed ha scelto un'azienda esperta in digital e new media come unica consigliera esterna. Ha rinunciato ai passaggi radiofonici a pagamento sui circuiti top 40, ha realizzato videoclip low cost disegnandoli lui stesso o puntando su giovani produttori audiovisivi. Il risultato? La vetta delle classifiche di iTunes. Ecco perché non é solo una questione di gusto musicale, ma la dimostrazione concreta di qualcosa che ho sempre sostenuto. Lo scrivevo giá in quelle famose e ormai datate tesi di laurea, a dire il vero: internet non deve essere per forza il nemico. Al contrario, web e mondo digital offrono potenzialitá infinite all'industria discografica, sempre che abbia il coraggio di rinunciare ai propri meccanismi e ricostruirsi da capo. Ci ha provato sotto molti aspetti, a volte riuscendoci, a volte meno. Ma, almeno fino ad ora, mi sembra che non sia mai riuscita ad andare troppo oltre. Ad osare tanto. A crederci fino in fondo. Nonostante i numerosi passi avanti, le major conservano l'approccio di base per cui le canzoni non si devono sentire prima della data d'uscita; i video che le riportano su youtube vanno rimossi; le tempistiche di promozione seguono tappe prestabilite da decenni. Io, invece, credo che possa esistere anche un mondo nuovo. É per questo, e non solo perché sono una fan, che ammiro El Pescao.


domenica 2 marzo 2014

Melendi e gli altri: l'inspiegabile mania delle versioni in italiano.

Ora: io non sono una guru del marketing, ma certe cose si dovrebbero capire con la logica. Per esempio, che se alcuni cantanti spagnoli hanno un discreto seguito in Italia, forse- e dico forse-  è proprio perchè cantano in spagnolo. Prendi gente come gli Estopa, Melendi o Alejandro Sanz. Sono tra i più seguiti, da noi, almeno se ci si limita al sottoinsieme di quelli per niente o poco considerati dai circuiti top 40 nazionali. Cos'hanno in comune? Le sonorità. Gli esordi marcati da echi pseudo-flamenchi, che tanto evocano (consciamente o meno) lo stereotipo tutto italico di ibericità. Il castigliano fa parte del pacchetto. E' una delle ragioni, se non la principale, della nostra ammirazione. Ebbene: come reagireste se vi dicessi che due dei tre nomi che ho citato hanno realizzato una versione in italiano di qualche loro brano? Inorridireste, giusto? Ecco. E non avete neanche ascoltato il risultato.

Che poi basta pensarci, accidenti.  I pochi spagnoli che hanno avuto successo da noi – Miguel Bosé a parte – chi sono? Vado a memoria. Enrique Iglesias, che si é fatto conoscere con bailamos. Lingua: spanglish. Las Ketchup, tormentone estivo con Aserejé. Lingua: spagnolo misto nonsense. Miguel Angel Muñoz, emerso dal successo di Paso Adelante con tú dirás que estoy loco. Lingua: spagnolo. Se torniamo indietro nel tempo ci sono i Gipsy King, che cantavano in spagnolo. E, piú avanti, David Bisbal, che ha fatto una meteorica comparsa al Festivalbar di Trieste (io c'ero!) cantando nella sua lingua madre. O ancora Bebe, fortunatissima con Malo. Lingua: spagnolo. Persino il caso piú eclatante, Jarabe De Palo, nonostante i numerosi duetti e pezzi in italiano, s'é fatto conoscere in terra italica con La Flaca. La stessa Depende, tra i suoi brani di maggior successo, é stata piú apprezzata in lingua castigliana che nella versione tradotta da Jovanotti. 

E' solo una piccola case history raccimolata a memoria. Niente di che, a confronto di quella facilmente rintracciabile da chiunque abbia accesso agli archivi di una major. Ma allora, perché ostinarsi a tradurre? Io capisco il contrario, intendiamoci. Lo spagnolo medio, di per sé, ascolta musica spagnola o musica cantata in inglese. Punto. Difficilmente, oggi come oggi, si comprerebbe un cd di musica italiana cantato in italiano. Li abbiamo abituati noi, da Ramazzotti in avanti (ma anche indietro, a dire il vero). Quindi capisco – e in certi casi approvo – che i nostri cantanti gli si continuino a proporre in versione castigliana. Il contrario, peró, mi sembra totalmente privo di senso. 

L'italiano, la musica spagnola, l'ascolta eccome. C'é tutta una fetta di ascoltatori latineggianti che stravedono per le sonoritá di quella lingua. Non sará una fetta maggioritaria, d'accordo. Ma nel momento in cui decidi di importare un cantante spagnolo nel nostro mercato, per pura logica é a quella fetta che devi puntare. Perché quella del pubblico che ascolta solo musica italiana, della tua canzoncina con l'accento marcato, l'impostazione forzata e la percezione di assoluta artificialitá, beh, mi spiace dirtelo ma se ne fregherá altamente. E chi ascolta musica straniera sará escluso a priori, cosa che non accadrebbe nel primo caso. 

Mi sfugge la difficoltá di questo processo deduttivo, sul serio. Com'é possibile che si arrivi a rendersi conto che a una discreta fetta di italiani piace un certo cantante spagnolo, si decida di rischiare a conquistare quel mercato, e per farlo – anziché portare le canzoni cosí come sono – se ne realizzi una versione in italiano? 

Versione in italiano che immancabilmente non viene cagata, del resto, perché l'errore di target piú banale e ripetuto del mondo porta a far sí che gli unici a comprarla siano i fan pre-esistenti, ma quasi tutti al grido di “preferivo l'originale”. Gli altri italiani non faranno altro che coglierne ogni privazione intrinseca di autenticitá, la pronuncia innaturale, la resa mediocre. Ribadisco, a costo di essere noiosa: chi ama la musica spagnola non la comprerá perché non é in spagnolo. Chi ama la musica straniera non la comprerá perché non é straniera. Risultato? Il pezzo non andrá nelle radio, i dischi rimarranno invenduti nel negozio, il cantante s'é perso ogni chance di tentare una carriera da noi. Con conseguente perdita di denaro da parte della discografica di riferimento, che nel frattempo avrá speso fior fior di quattrini in traduttori, produttori, studi di registrazione, re-incisione dei dischi e campagne promozionali varie.

Una cosa del genere era successa anche con La Oreja de Van Gogh e il loro triste invenduto a palate sugli scaffali della defunta Ricordi di Parma. E non credo che il mancato successo di “Guapa” da noi fosse dovuto soltanto al fatto che Amaia Montero lasció il gruppo più o meno al momento del lancio. 



Poi non si considera l'Italia come un mercato favorevole agli spagnoli. Poi si dice che gli artisti spagnoli non hanno successo mediatico da noi. Dico, pare brutto chiedersi perchè?

Ché l'ho scoperto per caso, il singolo in italiano di Melendi. Doveva uscire nel 2013 ma, ovviamente, se n'é persa ogni traccia. Io spero davvero che i signori della Warner, a questo punto, non si stiano arrovellando nel cercare di capire cosa sia andato storto. Perché, dai, a me Melendi generalmente non dispiace affatto. Ma 'sta cosa nella nostra lingua é un obrobrio come pochi se ne ricordano negli annali della discografia mondiale. Roba che definire “inascoltabile” è poco. Siamo seri.




Mancano addirittura le basi; il promemoria universale per cui la musica é innanzitutto suono. E il suono di “no se asuste señorita, nadie le ha hablado de boda” é fatto di vocali morbide. Tonde. Dolci. Niente a che vedere con le v e con le z del pur letterale “non si spaventi ragazza, non parlo di nozze ancora”. Duro. Forzato. Totalmente stridente nei confronti della melodia. Senza contare la solita forzatura, l'artifizio papabile di chi é costretto ad esprimersi in una lingua che né conosce né tanto meno gli appartiene. La scelta stessa del brano, pure quella é assurda! Ché presentare Melendi all'Italia come quello che scrive del “tuo giardino coi nanetti” fa sembrare ridicolo un autore che, nell'arco della sua carriera, ha scritto invece testi di tutto rispetto. 

E poi c'é Alejandro Sanz, che in italiano – mi segnalano – ha fatto a quanto pare un disco intero. Non é un mistero: a differenza di Melendi, a me Sanz non convince nemmeno in spagnolo. Ma almeno nell'originale ha una sua ragion d'essere. Almeno, non risulta finto e forzato. Almeno non é come “se tu mi guardi”, Santo Cielo! 




Per cui, se qualche addetto ai lavori incappasse per puro caso in questo mio post, spero accolga la mia accorata (e infervoratissima) preghiera: gli spagnoli, in spagnolo. Sempre. Fatelo per noi filo-ispanici. Per la mia pressione arteriosa. Per il benessere di chi è costretto a sorbirsi i miei papiri.

PS: A proposito degli Estopa, trovo questo riadattamento amatoriale in italiano di "Ya no me acuerdo" a cura di un certo Giuseppe Liberatore di gran lunga migliore di tutti quelli ufficiali. E E lo dico nonostante le sue imperfezioni. Il motivo? Oltre al mio personale amore per le voci un po' roche, canta nella sua lingua madre.