lunedì 16 settembre 2013

I look ispirati ai dischi: il nuovo di Dani Martín!

La data di domani, per me, é carica di simbolismi. Capirete cosa intendo quando leggerete il post dedicato: uno di quei lunghi polpettoni riflessivo barra melodrammatici in cui mi lancio ogni tanto; Probabilmente credendo di essere una sottospecie di eroina da libro chick lit di bassa lega. 

Comunque. Tra i tanti eventi epocali che avranno luogo tra meno di ventiquattr'ore, c'é anche l'uscita - sul mercato spagnolo e latinoamericano, per il momento - del nuovo disco di Dani Martín. E, dico io: potevo forse dedicare ad altri la puntata odierna della mia rubrica modaiola? No. Decisamente no. In effetti, non so manco perché l'ho chiesto. 

La copertina, in stile retró, ritrae il cantautore a New York, in uno scatto del bravo fotografo Bernardo Doral. Oltre al bianco e nero (per la veritá deviato al seppia) della foto, l'unico altro colore presente é il rosso del titolo. E proprio queste sono le tinte che ho scelto per l'outfit, che in parte ricrea in versione femminile l'abbigliamento dello stesso Dani e in parte lo correda di elementi a lui collegati. La borsa e le scarpe, per esempio, sono del marchio J'hayber, sponsor dei suoi ultimi due tour, fautore di svariati fanpoint a lui dedicati nella penisola iberica, nonché etichetta per cui egli stesso ha disegnato una linea di calzature. 

La maglietta (rigorosamente bianca come quella che si intravvede sotto il giubbotto in pelle del Martín), nella mia versione si arricchisce di un motto. "Be You...tiful", si legge. E non l'ho certo scelto a caso: basti pensare all'invito ricorrente ad "essere se stessi", che troviamo in tutti i testi e in tutte le interviste rilasciate dal musicista sui media.

Il tocco ironico é la confezione di gel per capelli, che richiama la nuova - e chiacchieratissima - caratteristica principale del suo look. Buon ciuffo a tutti (e ricordate che gli outfit sono anche sull'apposita bacheca Pinterest)! 


Music Inspired!- Dani Martín


giovedì 12 settembre 2013

Spazio segnalazioni

C'é questo blog, o sito, o come vogliate chiamarlo. Si chiama "Pop And Roll Arts", e ogni volta che lo apro mi torna in mente quella scritta su parete piastrellata che credo di aver giá condiviso tempo fa. A beneficio dei distratti (o di un mio errore) recitava: "Earth without Art is just Eh". Per quanto mi riguarda, la sintesi perfetta di un dogma universale. 

É di questo che parla, quello spazio su Tumblr. Di arte, in tutti i suoi aspetti. Dalla street art agli interventi architettonici; dalla scrittura creativa ai mimi di strada; dalla musica alla moda, passando per quelle piccole sorprese del quotidiano che, uscendo dall'ordinario in chiave - quasi sempre - estetica, sorprendono di qualche emozione. 




Ma la cosa migliore é la sua dimensione social. Il fatto che le immagini, gli spunti, e i video che lí trovate sono quelli che manda la gente. Via instagram, mail, magari whatsapp. Non importa. Quel che davvero conta é esserci. Condividere un po' di bellezza e di vita con chiunque abbia voglia di soffermarsi a guardare.



Il risultato é che in uno stesso spazio virtuale si concentrano contributi di personaggi noti (i nomi non ve li svelo: il bello é scorrere con il mouse per ritrovarseli da sé) e perfetti sconosciuti; di scrittori e di lettori; di musicisti e di ascoltatori; di pittori, designer oppure semplici osservatori con uno smartphone in mano. Il tutto in un formato che incentiva la fruizione mordi e fuggi - ahimé- tristemente tipica del web. 

Se ve ne parlo, oggi, é per tre ragioni almeno. 
La prima é che "Pop and Roll Arts" é davvero una delle scoperte piú interessanti che io abbia fatto ultimamente in rete. E ormai sapete che quando mi entusiasmo non sono capace di tenermelo per me. 
La seconda é che, per strane coincidenze del Destino, l'italianissima idea che ha portato a realizzarlo ha avuto origine in terra spagnola. Piú precisamente (guarda un po'!) durante un viaggio da Tarifa a Málaga. 
La terza é che da qualche giorno ci trovate anche qualche mia foto. E, con essa, un ulteriore pizzico di Spagna in piú. 

Buona visione!

martedì 10 settembre 2013

Niu Iorc, Niu Iorc! La Fashion week...a mi manera.


Per motivi d'ambito lavorativo su cui eviterò di dilungarmi, sto seguendo in questi giorni la New York Fashion Week. Ora: a quanto pare la concomitanza di più esibizioni (sfilate, in questo caso) nell'ambito di un solo evento ha conseguenze devastanti sul mio istinto di competizione indiretta. Che ne so, è come se l'inevitabilità del paragone tra i partecipanti mi obbligasse a trovarmi un preferito. Una roba del genere. Come che sia, il punto è che tutta 'sta faccenda ha avuto su di me lo stesso effetto che ha ogni anno Sanremo. Cosí mi sono ritrovata a tifare come un'ultras sfegatata per le rappresentanze iberiche in terra statunitense. Manco dovessero vincere qualcosa, poi. 

Tra l'altro, se vogliamo dirla proprio tutta, una delle mie sfilate preferite è stata quella di Diane Von Fustemberg. E ammetto che anche la mediaticissima Victoria Beckham, in una delle sue due collezioni, non m'è dispiaciuta affatto (dev'essere perchè la imitavo da bambina). I brand iberici, però, mi sono simpatici per definizione. Per il ruolo da blogger che mi sono auto-imposta. Insomma, perchè sì. Da lì, il tifo. L'intenzione di seguirli con maggior interesse. L'entusiasmo nel volerne condividere alcune creazioni con voi.

Prima, però, permettetemi una parentesi sulla scheletricità di alcune modelle. Ma non per fare dei moralismi, no. E' solo che la trovo controproducente. Non fraintendetemi: io non sono certo una bellezza, ed é possibile che la taglia 42 non mi dia neanche il diritto di criticare del tutto le magre. Solo che 'ste qui sembrano malate, dai. Giro-cosce da dieci centimetri scarsi, mandibole tirate, ossa ovunque. Per qualche strano motivo quando camminano buttano i piedi all'indentro, dando alle gambe l'illusione ottica di essere irrimediabilmente e perennemente storte. Ad aggravare il tutto, ci si mette il canonico broncio da "odio il mondo/ cosa ci faccio qui/ voglio morire" (che suppongo, negli intenti, dovrebbe essere sexy) ed una carnagione per lo piú tendente al color carta velina. Davvero, io non so che effetto possa fare tutto questo agli uomini, ma il prodotto finale - e cioé l'abito - siamo noi donne che dovremmo avere voglia di comprarlo. E quindi é alle donne che mi rivolgo: se vedete un qualcosa che non vi piace, e questo qualcosa ha addosso un vestito, non é forse vero che il vestito subisce l'effetto del parere negativo che l'immagine nel complesso vi dá? Sí, insomma, se io penso "oddio, poverina, questa qui sembra in fase terminale" l'abito che indosserá mi parrá inevitabilmente un po' piú brutto di quanto mi sembrerebbe indossato da qualcuna apparentemente in salute. Ma magari sono strana io, boh. 

Comunque, torniamo ai brand spagnoli che hanno sfilato a New York. Quelli per cui ho ardentemente tifato. Per esempio, il mio preferito di Custo é questo che riporto qui sotto. Anche se non si capisce perché abbiano messo alle tizie 'ste sottospecie di padelle con frontino in testa. Ma vabbé.

A proposito: si dice Cústo, non Custó: smettiamola con 'sti francesismi inesistenti, visto che lo stilista é al 100% catalano. 



Poi c'é Delpozo, di Madrid. La sua collezione é ispirata alle donne gitane, o almeno questo dicono i media. A me sembra piú che altro una serie di bomboniere in formato gigante. Certo, se non altro le gonne esagerate stile damina dell'ottocento mascherano l'effetto scheletro di cui sopra. E poi apprezzo tantissimo  le linee asimmetriche e gli strascichi dei vestiti da sera piú sobri. 

Il migliore, a mio parere, resta comunque questo tripudio di girasoli. 


Desigual é sempre imbattibile. The best in the world, poco da fare. Anche per spirito e sorrisi.. E il fatto che riproponga i cappelli a tesa larga esalta enormemente la mia anima vamp. La scelta del look preferito, in effetti, é in questo caso piú dura che mai  (Desigual, se stai leggendo: ribadisco che ho la 42!)
Ragion per cui, anziché uno, ve ne propongo almeno tre. 





E per finire c'é Venexiana, che con la Spagna non c'entra niente ma c'entra moltissimo con questo blog. In primo luogo per il nome del brand, che richiama l'Italia. E poi perché la stilista, a quanto ho letto, é un'appassionata ballerina di flamenco...un'anima piú italo-spagnola di cosí é difficile da trovare, non credete? Come se non bastasse, gli abiti con una sola spallina - oggetto della mia venerazione incontrastata - aggiungono al tutto un richiamo di Grecia antica. A proposito dello spirito di questo blog. 

Poi non mi direte che questo qui sotto non é spettacolare. 






lunedì 9 settembre 2013

Italo-spagnolismi formato playlist

La musica ha sempre avuto un ruolo di rilievo, nella mia vita come in questo blog. Se mi seguite da un po', saprete che in molti dei miei post ne ho cercato, promosso e quasi sempre esaltato l'aspetto più prettamente "itañolo". Gli italo-spagnolismi, come amo chiamarli, sono per me duetti tra spagnoli ed italiani; canzoni in cui le mie due lingue si sposano armoniche sotto la stessa melodia; oppure brani in italiano che evochino la Spagna. Spotify, come immaginerete, certo non li racchiude tutti. Del Roy Paci citato  piú di recente, ad esempio, non c'é proprio alcunché. Della collaborazione sanremese tra Renga e Dalma, manco a parlarne. Delle altre rappresentanze di cui in questi anni ho scritto, tuttavia, una buona rappresentanza l'ho trovata. 

Ho cosí deciso di raccoglierle in una playlist. Una di quelle perennemente "work in progress", che spero i vostri spunti mi aiuteranno presto ad allungare. In poche parole: io ve la sottopongo. Se vi venisse in mente qualche "italo-spagnolismo" da aggiungerci, segnalatemelo nei commenti e lo inseriró. In ogni caso buon ascolto (o escucha?), amici!



venerdì 6 settembre 2013

Roy Paci e i braccialetti italo-spagnoli

Roy Paci parla grossomodo come me. L'italiano è fluente (e ci mancherebbe altro) nelle chiacchiere di semi-circostanza con cui i musicisti intervallano i pezzi live. Eppure in mezzo, inevitabile, gli scappa una “trompeta”. Un “tres”. Un “adelante”. Sorrido tra me e me, dal punto di vista privilegiato di una scalinata vista palco. Poco da fare: mi sta già simpatico. Esponente di spicco dell'italospagnolismo, e a quanto pare non soltanto in chiave musicale.

Attacca un pezzo che parla di Barcellona. Un pezzo che non conoscevo. Da qui l'acustica non dà il meglio di sé, ma ho già capito che potrebbe senza impegno anche farmi impazzire. Ah, Dio benedica l'essenza di scoperta che pervade i concerti gratis! Probabilmente, ancora la forma più alta ed efficace di promozione. Se non per altri, almeno è così per me.




Davanti a lui e Aretuska - vabbè la sintesi, ma non dimentichiamoli! - una marea di persone stipate salta e balla a ritmo di ska. E' l'immagine a colori della gioia pura. E, se la cerchi, sta pure ai piani alti di un edificio all'angolo. Là, dove ragazze con il fiore in testa ballano sui tavoli e qualcuno sbatte coperchi di padelle come fossero dei piatti da orchestrale balcanico.

Sotto ai riflettori, il cantante guardandoli accenna al folklore.

Il folklore, già.

Erano anni che non mettevo piede alla “Sagra delle Raze”, uno degli ultimi baluardi di manifestazione veramente locale. La disdegnavo, quasi, oberata di ricordi di serate un po' scialbe da quindicenne passate a mangiare in piatti di plastica e ingolosire zanzare. Io che ho sempre voluto fuggire. Io che sogno le metropoli, una vita all'estero, un altrove qualunque dove le radici non abbiano importanza alcuna. Io che sospiro di sollievo quando mi dicono che “non ho accento”. Io che questa terra l'ho mio malgrado sempre vissuta come fosse una prigione.

Come allora, l'animazione da balli di gruppo si oscura nella corrente che salta. Qualche ubriaco protesta senza troppa convinzione. La ghiaia, intanto, scricchiola sotto i miei piedi.
E, chissà come, oggi tutto questo mi piace. Sarà che sono cresciuta, e ho capito che le radici in fondo non le puoi strappare. O magari sarà che mi ricorda la Spagna. Le feste di quartiere dei piccoli paesi o quartieri iberici, ognuna con un suo concerto, un suo passato, un ammasso di bandierine e di decorazioni. Feste attese, sempre, in misti d'ansia e orgoglio. Inneggiate sui social network in miriadi di foto corredate, a didascalia, da variazioni sul tema “pa mí, lo más bonito que hay”. Siccome sono contraddittoria di natura, questo attaccamento alle origini é qualcosa che ho sempre invidiato ai castigliani.

Quasi a celebrare le mie stesse sensazioni, ho comprato dei braccialetti ad una bancarella indiana. Uno ha i colori della bandiera italiana. L'altro, richiama quella iberica. Li ho indossati, vicini, replica perfetta del logo di questo blog.

Roy Paci fa da colonna sonora, e sono come sempre entrambe le mie nazioni.



A mó di postilla: ho scoperto che l'organizzatore del concerto era, fino a non poi tantissimo tempo fa, un mio vicino di casa. Come immaginerete, sto giá meditando di inondarlo di bigliettini minatori con sú scritto “Vogliamo Dani Martín alla sagra delle raze!”.
E sotto, piú in piccolo, “ma nel frattempo puoi chiamare anche Il Cile”.


Poi io l'ho sempre detto, che avrei dovuto tenere la musica piú alta.









martedì 3 settembre 2013

Le 100 cose da fare a Málaga prima di morire

Dai creatori di “Le 101 cose da fare a Madrid prima di morire” arriva ( e valgami la monotonia) “Le 100 cose da fare a Málaga prima di morire”! 

Applausi. Fischi d’approvazione. Standing ovation diffuse. 

E poi, in realtá, vi ho anche mentito di brutto. Sí, insomma: mica son gli stessi, i creatori. E’ solo che faceva figo dirlo. No so, dava quel tocco cinematografico sufficiente a farvi leggere l’introduzione con la voce impostata e finto-brillante dei doppiatori di trailer. Mi pareva divertente, ecco. 

Ma la veritá è che, se il post su Madrid mi ero limitata a tradurlo, questo l’ho redatto io da cima a fondo. Ci ho messo quattro giorni. Ho rimpinguato l’esperienza personale con i consigli di tre siti turistici (due spagnoli e uno italiano). E ci ho aggiunto un tocco delirante tutto mio. Il tutto per sfruttare una tendenza che, se ci si fida di Google, alla capitale andalusa non era ancora stata applicata. Beh, almeno se si esclude questo elenco di luoghi su foursquare che ho peraltro scoperto solo dopo aver messo il mio punto finale. Mannaggia. Avrebbe anche potuto facilitarmi le cose. 

Giochiamo al “celo, manca”, allora? 

LE 100 COSE DA FARE A MÁLAGA PRIMA DI MORIRE

1. Passeggiare per Calle Larios
2. Bere un Moscatel al Pimpi
3. Visitare "La Manquita" (Cattedrale di Málaga)... e no, non vale solo l'esterno!
4. Mangiare Espetos sul lungomare di Pedregalejo

5. Accendere un faló sulla spiaggia della Malagueta la Notte di San Juan
6. Visitare il Museo Picasso (L'ultima Domenica del mese é gratis) 
7. Ballare Sevillanas alla Feria de Agosto
8. Godersi la spettacolare vista dalla terrazza dell'Hotel AC Malaga Palacio 
9. Andare in giro per locali tra Plaza Uncibay e Plaza Mitjana 
10. Farsi una foto abbracciati alla statua di Picasso in Plaza de la Merced
11. Fare shopping al Vialia (stazione María Zambrano)
12. Provare le berenjenas con miel
13. Socializzare con le vecchiette su un autobus
14. Visitare l'Alcazaba 
15. Darsi appuntamento In fondo a Calle Larios, "davanti a Woman's Secret"




16. Passare almeno mezza giornata alla Fnac
17. Assistere a qualche evento o proiezione del Festival del Cinema 
18. Mangiare un piatto di Gambas a la plancha alla marisquería Vicente
19. Trovare refrigerio tra le palme del Paseo del Parque in un giorno soleggiato
20. Ordinare un mojito da litro al Gato con Botas. 
21. Fare un giro al CaCMa (Centro di Arte Contemporanea di Málaga) 
22. Rilassarsi per un paio d'ore in una teteria (consigliabile quella in Calle San Agustín) 
23. Entrare nel teatro Cervantes
24. Assistere ad una partita del Málaga alla Rosaleda (possibilmente tifando come un pazzo) 
25. Visitare il Museo Thyssen 
26. Comprarsi un fiore per capelli
27. Riuscire a finire almeno una delle papas asadas di Papa's 
28. Fermarsi ad ascoltare il gitanillo sdentato che canta flamenco a todo pulmón (in cittá lo conoscono tutti!)
29. Visitare la fabbrica della birra San Miguel 
30. Entrare nella casa natale di Picasso 
31. Assistere ad un concerto pop all'auditorio municipal 
32. Sperimentare l'ebbrezza della semana santa andalusa 
33. Tapear da Pepa y Pepe (se sono sul menú, provate i dátiles con bacon!)
34. Ballare fino all'alba al Liceo
35. Assediare le porte dell'Hotel Ac Malaga in attesa di qualche VIP 
36. Adattarsi agli orari andalusi: pranzare alle 16, cenare alle 23
37.  Far diventare pazzo il cameriere de El Tintero 
34.  Visitare il museo interattivo della Musica 
35. Saziarsi di pescaíto Frito
36. Assecondare le offerte dei PR (Chupito gratis, prima consumazione gratis) e ubriacarsi senza spendere una lira. 
37. Sedersi sugli scaloni del Teatro Romano
38. Leggere le citazioni famose dedicate a Málaga sulle panchine dei giradini nei pressi della Plaza del General Torrijos 


39. Comprare souvenirs in uno dei negozi del nuovo “entorno” commerciale del Museo Thyssen 
40. Attraversare a piedi il Muelle Uno fino al faro
41. Fare un giro su una carrozza trainata da cavalli
42. Vedere le decorazioni dell'Alameda Principal sotto Natale 
43. Vagare senza meta per le stradine secondarie, scoprendo ogni giorno scorci nuovi
44. Visitare il museo dell'automobile
45. Provare l'ensalada malagueña 
46. Ordinare un caffé come fanno i malagueñi: nube, sombra, mitad, corto...
47. Sorseggiare un cocktail ascoltando musica chill out sulla terrazza dell'hotel Room Mate Larios
48. Tentare la sorte con un biglietto della lotteria
49. Infilarsi nel Pasaje Chinitas
50. Assistere ad uno spettacolo flamenco al Centro Kelipé
51. Visitare il Cimitero Anglicano Inglese, il piú antico della penisola iberica
52. Alzare gli occhi verso la bandiera in Plaza de La Constitución 
53. Scoprire l'Inglesia del Sacrado Corazón
54. Fare colazione con un "pitufo tostao"
55. Assaggiare i Boquerones en Vinagre
56. Fare un bagno in puro stile tradizionale arabo a El Hammam


57. Visitare il "Rastro" di Málaga al Cortijo de Torres (zona recinto feriale) 
58. Assistere alla Gran Sfilata di Carnevale 
59. Pranzare alla Malagueta con un cartone di pizza take away di Pizza Pino. 
60. Partecipare a un botellón legale al Paseo de los Curas, nella zona del porto
61. Concedersi un'escursione in giornata in qualche paesino nelle vicinanze (Benalmadena, Fuengirola, Mijas, Marbella, Torremolinos, Nerja...) 
62. Fare footing sul paseo maritimo Antonio Banderas 
63. Guardare le vetrine in Calle Nueva
64. Visitare il Mercado Central de Atarazanas.
65. Cenare al Matahambres. 
66. Godersi un tramonto dal mirador del Gibralfaro
67. Spendere soldi all’outlet Plaza Mayor 
68. Usare la scorciatoia del “Tunnel” per andare in spiaggia 
69.Sorridere da sola per strada come un’ebete (se detto cosí vi sembra strano, andate a Málaga: lo farete anche voi!) 
70. Passeggiare costeggiando il Río Guadalmedina 
71. Visitare il Santuario della Victoria, Santa Patrona di Málaga. 
72. Provare i churros con chocolate di Casa Aranda


73. Parlare male dei sivigliani con qualcuno del luogo
74. Andare a Puerto Banús per contemplare yacht ed auto lussuosissime (possibilmente esclamando almeno una volta “toh, la mia barca”). 
75. Provare la tortilla de patatas alla Taberna El Piyayo
76. Conoscere il Jardín Botánico de la Concepción
77. Passeggiare lungo Calle Granada
78. Comprare un sacchetto di mandorle fritte da qualche venditore ambulante del centro storico
79. Bere una birra al Morrisey
80. Entrare almeno una volta nella Antigua Casa de Guardia sulla Alameda principal, la taverna piú antica di Málaga (risale al 1840). 
81. Visitare il museo delle arti e dei costumi popolari
82. Vedere anche dall’interno la Plaza de Toros de La Malagueta 
83. Passare un pomeriggio ad ingozzarsi di zuccheri al Dunkin Coffee
84. Fare un’escursione di montagna nel Parque Natural Montes de Málaga, il polmone verde della cittá


85. Contemplare i patios del palacio episcopal in Plaza del Obispo (la visita è gratuita)
86. Digerire una paella sulla spiaggia de El Palo
87. Fare un giro da Desigual in Calle Larios in periodo di saldi (si trovano gonne e vestiti carinissimi a 19 euro!)
88. Conoscere la moderna zona universitaria di Teatinos (raggiungibile in bus dall’Alameda Principal) 
89. Guardare un film nel suggestivo Cine Albeniz
90. Assaggiare l’ensalada malagueña
91. Mangiare un gelato a pois da Stickhouse  


92. Scoprire i mercatini etnici di plaza de la Marina (ci sono solo in alcuni periodi dell’anno) 
93. Rilassarsi al Café con Libros di Plaza de la Merced
94. Visitare il museo Felix Revello de Toro 
95. Fare shopping al centro commerciale Larios Centro
96. Approfittare dell’offerta “tutto a 1 euro” un Mercoledí sera ai 100 montaditos di Plaza de la Constitución
97. Andare a vedere una partita di basket al palacio de deportes Martín Carpena
98. Bere un “rebujito”
99. Rilassarsi da Starbucks in aeroporto, in attesa del volo. 
100. Tornare, ché tanto da qui a due mesi sará sicuramente cambiato qualcosa. 

domenica 1 settembre 2013

Diario di viaggio su cellulare di 8 giorni a Málaga (Parte II)

Seconda parte del mio diario di viaggio su cellulare. Semmai vi foste persi la prima (e, di conseguenza, non abbiate la piú pallida idea di cosa io stia parlando, la trovate qui). Buona lettura!

DÍA 5. 

50 euro di dischi in un sacchetto della Fnac. E dire che ho pure rinunciato ai Love of Lesbian: rimorso di coscienza di cui poi mi pentiró. Pazienza, il risparmio first of all. L'aria condizionata al livello “tuteliamo i pinguini” mi ha intanto provocato un'istantanea congestione. Ragion per cui il tour dei bagni in odore di candeggina ha la precedenza sulla sezione “Made in Málaga”. Grande idea, quella lí, tra l'altro. Trattasi di interi scaffali riservati agli artisti locali. Rinomati, emergenti, poco importa. Di sicuro c'é il beneficio dei turisti che cercassero souvenir un po' diversi dalle ballerine di flamenco in porcellana. E anche dell'orgoglio cittadino, ovvio. Dell'immagine di un posto che lotta, esibisce e difende ció che di bello puó nascere lí. 
Alla zona Made in Italy, invece, solite compilation trash col tricolore e le gondole in copertina. Dentro, Volare oh-oh. I ricchi e poveri. Gente dai nomi folkloristici che non ho mai sentito prima. 
Poi, Albano. Ramazzotti. Nek. L'opera omnia di Pausini e Ferro. E il Backup di Jovanotti come unica new entry a risollevarmi il morale. 

Mi accingo ad uscire. Ma é ormai chiaro che c'é una persecuzione in atto. Dico sul serio: ovunque mi giri, vedo Dani Martín. Cartelloni sulle fermate dell'autobus. Locandine che annunciano il concerto. Posti che segnalano prevendite. E “prenota ora il disco!”, e “comprati il singolo a due euro e novanta”, e la tv che mi lampeggia il suo faccione col tupé in allegato agli spot di Divinity o Trina. Poi mi viene il dubbio che sia io a soffrire di allucinazioni. 

La stanchezza mi prende tutto d'un colpo. Me ne accorgo solo perché i cinquanta euro di dischi mi cadono per terra davanti agli occhi allibiti di un barbone che scuote la testa in chiaro segno di disapprovazione. Anche organizzare gli incontri dei giorni a venire inizia a causarmi stress (lo sooo, devo mettere whatsapp!). 

La sera resto chiusa sotto casa di Grace. Ma non prima di incappare nella nostra vecchia dueña, che riconosco solo in quanto versione mora della Regina di Spagna. Finisce ad hamburger e cerveza, che é poi la versione casual dei Tarallucci e vino. 

DÍA 6. 

Parmigiana: patto tacito tra me e Grace ogni volta che ci vediamo. Lei mi prepara i patacones, io ricambio cosí. Friggendo melanzane (e anche qualche neurone). 



Nel pomeriggio scopro il nuovo “entorno Thyssen”, ovvero: “come un museo puó ridare vita e standard a una zona in cui, nel 2009, non mi sarei fidata a girare da sola”. Ah, se solo ci credessimo anche noi! Se solo imparassimo a sfruttare il turismo d'arte per ridare speranza a commercio e ideali! Ma poi vogliamo parlare di quanto sia dannatamente bello entrare in un negozio e sentirsi dire: “Benvenuta! Sentiti come se fossi a casa tua! Lo vuoi, un biscotto?”

Tra l'altro, il biscotto in questione era davvero buono. 

DÍA 7. 

Sono nella sede dell'EMT, dove Manu ed io abbiamo accompagnato Helena a ricaricare l'abbonamento del bus. Una voce, alle mie spalle, scandisce il mio nome. Voi non ci crederete, ma é Pamina, una ragazza austriaca di cui le mie doti da veggente avevano appena finito di parlare con Grace. Ci  ho condiviso buona parte del mio Erasmus, ed é esattamente da allora che non la rivedevo. Ancora una volta, tornare a Málaga mi fa sentire come se non me ne fossi mai andata. 

Smaltita l'incredulitá del fatto in circa quattrocento “qué ilusión!” pronunciati a raffica, ci dirigiamo alla terrazza dell'AC Málaga Palacio, per spuntare un altra voce sulla lista delle cose da fare in questa cittá (Coming soon). La vista é spettacolare, da tutti e tre i lati dell'elegantissimo attico con piscina e ristorante dove un inglese palliduccio in camicia e cravatta sta mangiando polpette al sugo di pomodoro. Passo qualche istante ad identificare i luoghi dall'alto, come in una cartina geografica 3D. Foto di rito con panorama alle spalle. Poi via, ai 100 Montaditos, ché é Mercoledí. 



Per tre euro e settantacinque cent mi sbafo due panini, un piatto di Nachos con salsa guacamole, qualche patata fritta con mayonese rubata a Manu e una pinta di Tinto de Verano freddissimo con vista a Plaza de La Constitución. Un gruppo di ragazzi, mentre la sto svuotando, chiede se per caso possiamo lasciar loro il posto quando abbiamo finito. Sono talmente persa nella beatitudine dei miei pensieri stile “questasícheévitaaaa" (Cile reloaded- optimistic version)  che, nel rispondere, non mi accorgo neanche che ci sto quasi flirtando. L'occhiata perplessa di Helena mi riporta alla realtá, e abbandono la postazione all'inseguimento di un eyeliner water resistant da Primor. 



Poi, visto che dev'essere la giornata nazionale degli incontri a sorpresa, incappiamo in uno dei DMEI (quelli di “no me dejes de querer-eh eh eh eh!”), probabilmente evocato dai fischi alle orecchie provocatogli dalla mia amica, nonché loro grande fan. 




Grace, nel frattempo, é partita per una concentrazione di harleysti andalusi. Tornare nella casa vuota é giá l'inizio della malinconia. 

DÍA 8. 

Mattinata alla ricerca di souvenir, piú per congedarmi dalla cittá che altro. Una simpatica vecchietta mi chiede indicazioni per andare al Paseo de Los Curas, spiegandomi con abbondanza di dettagli che le sue amiche le hanno consigliato di andare a passeggiare lí, visto che non batte tanto il sole. Evito di dirle che so dov'é perché andavo a farci il botellón nell'unico giorno (credo fosse il Giovedí) e nell'unico posto in cui era legale. 

In calle Granada, poco dopo, una commessa mi scambia per una del luogo e mi chiede di consigliarle agenzie viaggio convenienti in zona. Colgo la palla al balzo per testare il mio accento, e decido di nasconderle la veritá. Passiamo almeno mezz'ora a parlare di Ryan Air, compagnie low cost e prenotazioni online, eppure non mi chiede mai di dove sono. Missione compiuta.

Tornando a casa di Grace con un sorrisone a trentadue denti e un tupper di crocchette ed estofado, la radio accesa da un cantiere edile suona Duende Del Sur. E, di colpo, mi sento dentro un film. 

(Da notare che il correttore automatico del cellulare mi ha corretto “tupper di crocchette ed estofado” in “truppe di croccantini ed esofago”, cosa che mi ha provocato un imbarazzante attacco di ridarella in luogo pubblico). 

Vado in aeroporto con una rosa in testa. Al solito, arrivo in anticipo. Mi rintano da Starbucks, dove la tizia dietro al banco mi consegna il frappuccino in un bicchiere con sú scritto “Idalia”(?). 




Il ritorno in Italia é, come sempre, traumatico. 
Questa volta, é colpa di due camion che si schiantano in autostrada. I miei rimangono bloccati per tutto il pomeriggio nel traffico infernale delle strade alternative. Io torno in treno, nonostante gli sforzi immani di farmelo perdere messi in atto dalla dipendente Mc Donald's piú lenta del mondo e un tipo con aria da psicopata che mi fissa a due centimetri di distanza mentre faccio il biglietto per l'intercity. Lui chiede a tutti se vogliano essere aiutati. Un signore distinto chiede a me cosa lui voglia. Mi ha chiaramente scambiata per la badante di tutti i pazzi del globo. 

Sará per via della rosa in testa, chi lo sa.