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venerdì 22 luglio 2016

Roma, al contrario.


C'è un'energia inconfondibile, nelle Capitali. Una sorta di elettricità statica che le fa sembrare un po' tutte la stessa città. Sarà l'incastro perfetto di anime molteplici, segregato nei confini invisibili ma netti dei quartieri. O saranno forse i secoli di storia impilati uno sull'altro in strati architettonici e di idee. Magari i turisti, che si entusiasmano in lingue diverse accanto agli sguardi più bassi e ai passi più decisi di chi da lì vorrebbe andarsene via; di chi di lì è sempre stato; di chi comunque vada non lo sarà mai. 



A Roma l'ho avvertita subito, quell'atmosfera. Ed immediatamente mi ha ricordato Madrid. C'è chi potrebbe dire che sono banale. Fissata. Ossessiva. Eppure, andiamo! Prendi l'azzurro perfetto del cielo. I palazzi alti con gli angoli arrotondati. La gente che ovunque dialoga in spagnolo. Il lungo viale alberato di Villa Borghese ci mette un attimo, nel mio sguardo distorto, a diventare una bella passeggiata al Retiro. Inerpicarsi sul colle del Gianicolo è come cercare il panorama più bello al Parque de las Siete Tetas. Persino la folla disumana che affolla il marciapiedi fuori dall'hotel di Springsteen è un ricordo nitido di qualche mia (recente) vita fa.

- Perdón, ya ha salido Bruce? Es que llevamos aquí desde esta mañana... 


Eh. Ma cosa mi spingeva, esattamente? Le levatacce nel caldo già intollerabile. L'alba che colora piano il cielo sopra ai furgoni posteggiati, qualcuno che si sente male per gli eccessi della sera prima. Cerano le hall degli hotel a quattro stelle deserti tra le valige e i sogni di chi dormiva ancora. Ricordo lo stomaco che mi si apriva in urgenze di cibo. La necessità di resistere. L'adrenalina dei numeri sugli ascensori. Tutto per una foto. Per un ciao. Un "Hola", anzi. Sempre che chi aspettavi non uscisse - allora non lo faceva - dalla porta sul retro. 

Se dico che Roma somiglia a Madrid, però, forse non è nemmeno per questo. Forse è che certi posti, va a capire perchè, ti si incollano dentro come un cerotto che non riesci a staccare. E i paragoni, a volte, non sono altro che dichiarazioni d'amore. 

Ci sono arrivata dopo sette ore di treno. Una di ritardo. Mezza di delirio. Una vita di "eres italiana y nunca has estado en Roma?", e circa due o tre anni di propositi disattesi. Ad accogliermi c'è stato il vento gelido che entrava dai quattro angoli della stazione Termini e il tizio della Guesthouse che cantava Venditti mentre mi mostrava una stanza pulita senza troppe pretese. In questo mondo di Ladriii....! "Questo è pazzo", ho pensato. Non c'era dubbio che mi sarei trovata bene.

Il pretesto di quel viaggio era un altro dei miei propositi annuali. Si festeggiavano - con qualche mese d'anticipo- i dieci anni da quando mi ero chiesta se qualcun altro, oltre a me, ascoltasse in Italia El Canto del Loco. Erano tempi di ore eterne passate a digitare su Google, setacciando ogni sito possibile con la pazienza di un monaco tibetano. Contattavo chiunque facesse un timido accenno al gruppo o alla musica spagnola. Inviavo mail e messaggi privati per invitarli su un forum ancora deserto che m'ero inventata pur di riunirli assieme. Pur di (beh, diciamolo!) sentirmi leggermente meno aliena.

Per diversi giorni era sembrato tutto inutile. Traducevo canzoni. Traducevo articoli. Creavo tesserine e grafiche, ma a quanto pareva lo facevo a beneficio esclusivamente mio. Poi arrivò Ilionora. Con la I. Di lei non sapevo niente, tranne i titoli dei dischi che ascoltava di più. Iniziammo a trascorrere pomeriggi interi su MSN a interrogarci sul modo migliore per rendere in italiano espressioni idiomatiche usate nelle interviste dai nostri beniamini. Lei adorava Torres. Sui nostri status c'erano frasi delle stesse canzoni. Io facevo sogni sconnessi in cui c'entravano i Green Day.

Poco a poco, la gente iniziò ad iscriversi. Prima 5, poi 10, poi di più. Arrivammo ad una quota di oltre duecento e a me sembrava un'autentica enormità. Di Ilionora, inspiegabilmente, persi ogni traccia nel 2008, dopo quel primo concerto al Palacio de Los Deportes che lei visse alcune file più indietro di me. Era il primo senza il batterista Jandro. Il primo di una nuova era. Forse, in un certo senso, già l'inizio della fine.

A Roma, dieci anni dopo, è stato strano pensare che una manciata di quei primi iscritti era ancora seduta accanto a me a un tavolo dell'Hard Rock. Ma ancora più strano è stato rivivere come in un film tutte le avventure che abbiamo condiviso. Quella giornata a Milano. I video girati a Venezia. I tanti viaggi in direzione sud ovest. 

Siamo cambiate. Dio, cresciute. Me ne rendo conto adesso, quando ripenso alle critiche mosse al videoclip di qualcuno che un tempo avremmo forse venerato senza se e senza ma. Oggi parliamo di ragazzi, di famiglie, di lavoro. E lì, in una Capitale che guarda caso associo a Madrid, mi sono sentita orgogliosa di me. 

Non ce l'avrei fatta da sola, è vero. Ed è anche vero che era soltanto un fanclub. Però, in quei pomeriggi del 2006, la mia determinazione mi portò davvero a costruire qualcosa. Qualcosa di bello, qualcosa di duraturo. Perchè queste persone, che conosco ormai da un decennio, sono da un decennio a tutti gli effetti amiche. Come me, ora la musica la vivono in modo molto diverso. Magari domani, chissà, quella stessa musica non ci piacerà nemmeno più. Però le risate, i ricordi, tutto quello che abbiamo vissuto...ecco, quello resterà. E' già rimasto, come la granita troppo grande che cola sulle mani in piazza Navona. Come il gusto della cacio e pepe tra i colori di Trastevere. Come un selfie che immortala il momento mentre il vento gioca con la mia gonna sulla terrazza del Pincio. Nel 2006, onestamente, non l'avrei mai potuto immaginare. 

Forse Roma è il posto giusto per rifletterci. Lì, dove le rovine di vastità passate ti proiettano in testa l'immagine di quello che forse un tempo era. E ti chiedi "ma era meglio?", laddove l'Impero si eclissa per lasciare spazio ad ammassi di zombie alla ricerca di Pokemon mentre l'umanità, tra spari e bombe, va a puttane. Ti rispondi di sì. Poi ricordi gli schiavi, i gladiatori e le aspettative di vita. Ricordi soprattutto che viaggiare, come lo si fa adesso, era semplicemente un'utopia.

Pro e contro.
Era diverso. Tutto qui. Lo è sempre. 



Poi magari l'impressione delle città dipende dai ricordi che ci costruisci dentro. Compresa la serata in pizzeria con l'amica di una vita. Il senso di famigliarità che ha in sè il suono di un arrivederci e la consistenza di un biglietto aereo.

L'aspettavo da tanto, Roma.
Roma, se la leggi al contrario, non è in fondo altro che lo spagnolo Amor. 




martedì 26 aprile 2016

Bentornato, David Otero


Ad uno sguardo attento, la metamorfosi de El Pescao era prevedibile. Premessa forse già dalla firma del contratto con la Sony. Sicuramente annunciata sottovoce da quando, uno dopo l'altro, aveva preso a rinominare i suoi account. 




David Otero: è così che si chiama ora. É così che si è sempre chiamato, cioè, solo che adesso ha scelto di farlo anche sul mercato musicale. Una scelta che si giustifica in virtù di una maggior autenticità ma che, parliamoci chiaro, lo rende soprattutto più identificabile al grande pubblico.

Difficile pensare che non ci sia un ragionamento di marketing, dietro. David, in fondo, è il figliol prodigo che torna sotto la protezione delle major. Il ribelle scappato di casa per sperimentare la vita indie. Naturale che il reintregro nel mondo dei Grandi Profitti abbia presupposto almeno qualche condizione. 

Tipo il cambio di nome. Un nome che ricordi anche alle menti più distratte il passato nel Canto del Loco. Un nome che, così facendo, lo collochi senza sforzo sotto l'etichetta del Pop Rock. Perchè El Pescao, diceva qualcuno, sembra flamenco. Sembra un gruppo. Confonde. E la confusione spiazza fan, espositori di cd e network radiofonici. La confusione non vende, punto e basta. Se non vende, non potrebbe essere Sony.

Ma, quand'anche fosse così, non ci sarebbe niente di male. L'ho capito l'altro giorno, quando David ha dato il grande annuncio via Periscope. L'ho seguito in lieve differita, preoccupandomi della persona che sono diventata nel momento in cui mi sono resa conto che, più di ogni altra cosa, ero curiosa di vedere come fossero gli uffici di Twitter Spagna. Dico sul serio, forse è giunto il momento che io mi faccia ricoverare.



Foto via: Twitter España


Comunque. Resta il fatto che persino la Twitter-dipendenza è passata in secondo piano, davanti al forte - e stranamente rassicurante - deja vù che ho provato. C'era il buon vecchio Álvaro, con lui. C'era il motto "David Otero, el mejor del mundo entero", coniato da Dani Martín ai tempi d'oro della band e ora di nuovo ripetuto fino allo sfinimento. C'era anche lui -  Dani Martín, persino. Nei riferimenti dei fan. Nelle parole dello stesso David, che dichiarava che si sarebbero visti a breve per farsi ascoltare i rispettivi album. I due cugini hanno ripreso a scriversi sui social network. Nessuna traccia di rivalitá vere o presunte, mentre l'altro sforna video all'insegna del surreale che, per quanto mi vergogni ad ammetterlo, mi fanno letteralmente morire dal ridere.

L'altro giorno, mentre seguivo quella specie di video-chat su Periscope, è stato come se qualcuno mi avesse portata indietro nel tempo. All'epoca delle attese davanti ai palazzetti, alle corse a perdifiato sull'erba umida incontro alla prima fila. Ai gabbiani fuori dalle tende quechua. A tutte le follie che, per qualche motivo, durante tanti anni mi hanno resa felice.

Non so spiegarla, quella sensazione. Somigliava molto a quella che ho provato all'ultimo concerto del tour de El Pescao. E qualunque cosa fosse, mi ha fatto sentire bene.

Mentre David parlava di "Una vez más", il suo prossimo singolo, non potevo fare a meno di pensare che da Settembre sarò (verbi che esprimono certezza, sempre!) di nuovo in Spagna. Il dato mi basta a rendere probabile e quasi obbligato il fatto che ne seguirò i concerti. I suoi. Forse anche quelli di suo cugino, malgrado tutto.

L'idea rende ancora più simile quest'agognata partenza a quella che, a Settembre del 2008, mi portò a iniziare l'esperienza Erasmus. E lo so, è assolutamente stupido e insensato; ma è anche un po' per questo se adesso sono certa che andrà ancora una volta tutto bene. 


domenica 20 dicembre 2015

"Te encontré sincero, primo": pesci, lumache e nostalgia.

É passata ormai più di una settimana, dal concerto di fine tour de El Pescao. Parlarne adesso rischia di sembrare inutile. Notizia vecchia, buona tutt'al più per incartarci il pane. Eppure, per uno dei miei tanti inspiegabili tarli mentali, so che non sarò in pace con me stessa fino a che non vi racconterò come è andata.

Ed è andata bene, intendiamoci. Bene da risate di pancia. Bene del tipo che è stato uno dei live più divertenti a cui io sia mai stata. Roba da coriandoli (e difatti). Da gag sul palco. Da overdose di amici. É andata che ha avuto il sapore di una festa di fine anno scolastico al liceo. Con la birra che sa di trasgressione, gli arrivederci che suonano come un grazie, la spensieratezza di un futuro da esplorare. Aiutava anche la location. I colori psichedelico-naif dei dipinti sui muri della sala Caracol. Lumaca, in italiano. Un posto che chiaramente si chiama così perchè sono tutti lenti da morire. E poi c'erano i deejay. Anzi, i diiyey. Dai, quanto è meravigliosamente buffo come lo pronunciano gli spagnoli? 




Comunque. Il fatto è che sarebbe riduttivo limitarsi a questo. Ad un paragone. A una definizione di cinque lettere appena. No. Per me quel live ha significato ben più di questo. E, d'altra parte, in tutte le feste della mia vita ho sempre avuto almeno un attimo di riflessione. Forse è un problema di chi scrive. Molto più probabilmente, solo mio. 


Mi sembra ieri - e al contempo un secolo fa - che uscivo da una sala prove nel quartiere di Carabanchel. Avevo appena finito di ascoltare per la prima volta il nuovo disco di David Otero. Il resto del mondo (vabbè, di Spagna!) l'avrebbe conosciuto appena di lì a qualche mese, ed io mi sentivo una privilegiata. Ci eravamo fermati a chiacchierare fuori da un portone. Avevamo scattato selfie. Girato video. L'estate illuminava di luce diversa la stessa città che di quel tour avrebbe in fondo scandito tutte le tappe fondamentali. L'aveva sempre fatto. Era così dai tempi de El Canto del Loco. Non dovrebbe stupirmi, dal momento che quella città è la sua. 






A pochi metri da quella sala prove, ignaro di tutto, un discografico della Sony usciva da un bar con i vetri appannati. "Che ci fate qui?!" "El Pescao?!" "Cosa?!". David, quell'etichetta, l'aveva da poco lasciata. Una mossa azzardata che aveva riscontrato tutto il mio entusiasmo, traducendosi al contempo in voglia di rischiare, supporto di agenzie piccole e giovani, ed incremento di soluzioni promozionali anti-convenzionalmente creative. Lui, il discografico, di quel pre-ascolto non sapeva nulla. In compenso ci parlava di Dani Martín. Del DVD di prossima uscita in cui sarei comparsa anch'io. "É sempre speciale lavorare con Dani", diceva. Ed io pensavo "see, certo". Mordendomi la lingua per trattenere il sarcasmo. In quel momento quasi l'odiavo, Dani Martín. Avevo deciso di chiudere quella tappa dopo una delusione che ancora bruciava. Tutto o niente. Niente o tutto. Le mezze misure lasciatele agli altri, non a me. 

É passato più di un anno, da allora. Adesso El Pescao è tornato alla Sony, e ha scelto di mettere fine al progetto Ultramar con una specie di Festival alla sala Caracol. Ha coinvolto i suoi amici. La bravissima Ms Maiko, live from Canarias: un concentrato di energia con l'aggiunta di un tocco di itagnolità ne "il numero da lei chiamato è inesistente" che introduce in italiano uno dei suoi pezzi. Los Galván, al loro decimo anniversario, che mi fanno sgolare rispolverando quella "Por eso canto" che nella versione con Melendi era stata per un periodo uno dei miei ascolti ossessivo-compulsivi. Paula Rojo, che l'accompagna in "Por las Calles de Palermo". E ancora Joshua Diaz, musicista che ho imparato a conoscere a seguito di una richiesta di amicizia mandatami su Facebook. Umile ed efficace mentre canta con David "Descalza y sin avión", il brano che hanno composto assieme e che certo non poteva non piacermi nel suo parlare di aerei e libertà. 




El Pescao, quel festival, l'ha fatto iniziare con una playlist che sembrava una delle mie su Spotify; E già metteva voglia di sorridere e ballare. Una voglia che non si sarebbe mai spenta, neanche dopo. Nello snodarsi di un repertorio calibrato che ri-arrangiava pezzi noti mescolandoli ai meno conosciuti, passando da una Me Da Lo Mismo in chiave rock a una troppo poco suonata Si Me Pusiera en Tu Piel; dalle suggestioni acustiche di "Cuando llegas tú" a quell' "El Mundo de Los Recuerdos" sempre sorprendentemente difficile da cantare.

Un repertorio che, soprattutto, comprendeva una quantità di brani de El Canto del Loco superiori alla media. Ed è questo che non mi aspettavo. La nostalgia. Il modo in cui una sola parola, aggiunta al testo di Tal Como Eres, riesce a disegnarmi in testa tutto un universo di ricordi e sensazioni. 

"Te encontré sincero, PRIMO."
E la mia mente va via, all'istante. Torna al momento in cui, seduti su di una panchina al centro del palco, i due cugini si guardavano cantandola a duetto. Ai palchi fantasmagorici con le "gabbie" a più piani. I carnevali improvvisati al Sant Jordi. Sweet Child o' Mine. Le corse a perdifiato verso una prima fila alla Ciutadella di Roses. Primo. Solo Primo. E ritrovo gli anni belli. Quelli in cui ancora non c'erano stati hotel, abbracci, chiacchiere o anche solo menzioni sui social. E magari vivevo la musica in modo malato, ma mi bastava una dedica dal palco per scoprire una felicità impossibile da descrivere a parole. Una felicità che non avrei mai smesso di provare a raccontare agli altri, che fosse in mille post, davanti ad un caffè al tavolino di un bar, o al telefono con le amiche per ore. L'avrei inseguita ovunque; L'avrei rincorsa per anni, quella briciola di felicità.






Qualcuno, in altre circostanze, mi avrebbe detto più avanti che non ne valeva la pena. Qualcun altro ancora, che "i musicisti sono tutti stronzi, dal primo all'ultimo". 

Ma allora sono i musicisti, semmai, che vanno lasciati perdere. Non la musica. La musica mai. E quando un problema tecnico spegne l'amplificazione sul palco a me viene voglia di riguardare il film di Personas. Quando David attacca "Sperman" ricordo quel concerto del 2008 pressata tra la gente con un caldo boia. Una foto en blanco y negro è ancora il video di compleanno più bello che mi sia mai stato fatto. Non per il montaggio o la canzone, ma per quello che rappresentava. 

Forse non si è mai trattato di riconciliarmi con Dani Martín, ma di riconciliarmi con me stessa. Di accettare che una tappa si è conclusa non in virtù di una delusione, ma di una necessità di vivere le passioni in modo diverso. Forse più sano. Forse più distaccato. Forse si tratta solo di far pace coi ricordi, ripremere play e ripartire da lì. 

L'ho saputo nel momento in cui David ha detto Primo, guardando col sorriso verso il fondo della sala. Sapevo quello che poi avrebbe confermato: Dani era lì, in quello stesso posto. Sapevo anche che non l'avrei visto; che avrebbe evitato la gente, che comunque in ogni caso l'avrei evitato io.

Eppure ero contenta che ci fosse. Ero contenta di provare così forte quella nostalgia. 

E ringrazio El Pescao perchè, senza volerlo, la sua fine tour mi ha dato la giusta carica per festeggiare un traguardo per me importante. Nel 2016 compierà dieci anni il fanclub che ho fondato. Un fanclub che - scioltisi o meno-  era, è e resterà sempre per prima cosa il fanclub di quella band che tanto ho amato.

Larga Vida - siempre- a El Canto Del Loco. 





sabato 27 giugno 2015

Postilla: le 5 (o mille) vite di Volverá

Perdonate la monotonia, giuro che poi la smetto. E' solo che non potevo parlare di Zapatillas senza riservare nemmeno uno spazio al brano che, quel disco, mi spinse a farmelo prestare prima e a comprarlo poi. Il detonatore, insomma. Il colpo di fulmine in streaming radiofonico. L'accendino acceso su una scia di benzina. 

Musica di David Otero e testo di Dani Martín, Volverá é uno di quei rari successi che sembrano in grado di mantenersi giovani in eterno. Ha attraversato indenne anni e concerti, vestendosi di arrangiamenti, voci e circostanze sempre nuove. Ed è così che è arrivato al giorno d'oggi, con un ruolo da protagonista nei tour solisti dei suoi due papà e la dimostrazione di saper ancora elevare entusiasmi e cori. 

Per concludere il mio personale omaggio al decennale del disco, ho voluto perció riproporvi le tappe e le rivisitazioni più significative della vita della canzone. E, già che ci sono, ci aggiungo pure un piccolo sondaggio: voi in quale versione l'apprezzate di più? 

1. VERSIONE DISCO  (2005)
Come uscì nel 2005. Come la conobbi io, e prima di me la Spagna intera.





2. SOLEDAD (2007) 



La demo del brano così come nacque: cantata da David Otero, con il suo testo originale che fu in seguito radicalmente modificato da Dani Martín. La band la fece conoscere al pubblico con il cofanetto "Arriba el Telón!"




3. CON ALEJANDRO SANZ (2009) 

Il duetto con Sanz dotò il brano di un'atmosfera nuova all'interno del greatest hits "Radio La Colifata Presenta El Canto del Loco", l'ultimo pubblicato dalla band prima di sciogliersi)




Dani Martín incluse il brano nella setlist dei suoi tour solisti, riarrangiandolo assieme alla band che l'accompagnava nei live. 






In occasione del suo concerto del 22 Maggio scorso alla Sala Riviera di Madrid (e proprio per omaggiare i 10 anni del disco Zapatillas!) David Otero eseguì il brano live per la prima volta dall'inizio della sua carriera solista. Qui le prove per il live, che tramite social network aveva condiviso con i fan. 




Así sonaba VOLVERÁ en el ensayo de esta tarde para La Riviera el 22 de Mayo... Queda mal decirlo de una canción mía, pero menudo TEMAZO... Desde YA, anuncio que se queda como canción para esta gira, nos encanta tocarla, me encanta cantarla y me trae recuerdos increíbles!!! Aquí os dejo las entradas para la Riviera... www.ticketea.com/el-pescao-en-la-riviera/Solo puedo decirte una cosa... ¿TE LO VAS A PERDER?Esta es solo una pequeña muestra de lo que viviremos dentro de dos semanas!!!SONIDO DIRECTO DEL ENSAYO, sin trampa ni cartón!!!Pd: Como mola la batería electrónica, es lo mejor que he probado para ensayar y no quedarte sin voz después de 8hs cantando!!!
Posted by El Pescao on Domingo, 10 de mayo de 2015



giovedì 25 giugno 2015

10 anni in Zapatillas

La situa: sedativi, antidolorifici, bambine sconosciute che mi corrono incontro urlando "mamma, mamma". Io che inciampo sul gradino di una pizzeria finendo spiaccicata al suolo con un ginocchio sbucciato. Insomma, ordinaria quotidianità.
Il punto è che sono stata presa da così tante cose, questa settimana, da non aver avuto modo di dedicare un post ad un evento per me discretamente epocale. Parlo del decimo (Dio mio, decimo!) anniversario dall'uscita di Zapatillas. Che, per chi non lo sapesse, é l'album che in Spagna consacrò El Canto del Loco. In copertina c'erano le Converse All Star consunte di David Otero. Dentro, un codice esclusivo che dava accesso al forum ufficiale. 




Sapeva di inchiostro e di impazienza, quel disco, quando lo scartai per la prima volta al tavolino di un bar di Barcellona. Era Dicembre, ma sembrava Aprile. Davanti a me un succo di frutta. Alle spalle il ragazzo che - da un negozio di musica vecchio stile - di sicuro ignorava che stava contribuendo a cambiarmi la vita. 


Perchè certi album, la vita, te la cambiano davvero. Magari non subito. Certo non per una qualche forza sovrannaturale sprigionata dalle sette note. Ma capita che ti piacciano tanto da spingerti a saperne di più. Capita che grazie ad un punto di incontro virtuale tu conosca altre persone che condividono la stessa passione. Che tu decida di andare assieme a loro ai concerti. Che prenda famigliarità con la lingua spagnola. Con gli spagnoli. Con la Spagna. Tanto da decidere che quella terra, che già amavi alla follia, è in effetti il solo posto dove vorresti stare. Che ti appartiene, forse. O meglio tu appartieni a lei. E allora, per assurdo che sia, ti convinci a fare quello che nei primi tre anni di Università ti spaventava. Chiedi la borsa di studio Erasmus. La ottieni. Vivi l'anno in assoluto più bello e più importante della tua giovane vita. 


E poi, a dieci anni da quel 21 Giugno 2005, ti guardi indietro, accorgendoti di quanto saresti oggi diversa se Zapatillas non fosse mai uscito. 





Ho scartabellato tra i post del mio primo blog. Ci sono voluti tre tentativi di login falliti e una richiesta di recupero password, ma alla fine sono riuscita a recuperarli. Cercavo quello in cui raccontavo le emozioni del primo ascolto. Volevo rivivere la giornata sul treno al rientro da Trieste. Quel momento in cui, sin dai primi accordi di Canciones, sono finita in un loop da ascolto compulsivo. Ed era un play dopo l'altro. Era qualcosa che non riuscivo a smettere. Mi sembrava di non aver mai sentito nulla di simile, prima. Credevo che quei ragazzi di Madrid - quelli di cui nemmeno avevo mai visto le facce, quelli che parlavano veloce, troppo, tanto che certe parti dei testi mi sfuggivano - che in qualche modo, sì, mi stessero parlando al cuore. 


Avevo ancora MSN, e amici che ci chiacchieravano dentro in lettere glitterate e carattere comic sans. Era un'altra vita. Un'altra era. Eppure quel ricordo è ancora vivido come se fosse successo l'altro ieri. 


Credevo proprio di averlo scritto, quel post. Ne ero sicura.
Invece, a quanto pare, ciò che dà inizio a qualcosa lo racconto sempre e solo col senno di poi. 


Ho trovato dell'altro, però. Ho trovato questo. E la tenerezza che mi ha trasmesso, a conti fatti, è uguale. 



6/11/2006

Siamo una setta 


...O forse una mandria di cloni.

Lo ammetterete, però: l'immagine del titolo risulta molto più suggestiva.

Il punto è che Google offre innumerevoli spunti per perdere tempo in ricerche amene.

E perdi tempo volentieri, quando l'alternativa è studiare diritto. O cercare le mail di 150 band.



Così digito “El canto del Loco”. Clicco su “visualizza solo le pagine in italiano”. E premo invio.


Tanto lo so: troverò i miei post, e poco più.

Invece, sorpresa.
Mi sbagliavo. E pure di grosso.

Siamo in tanti, ragazzi.
Siamo filoispanici convinti, o semplici amanti della musica.
Siamo quelli che prenotano gli ostelli e già non vedono l'ora di salire sul prossimo aereo.
Ascoltiamo los 40 principales, parliamo due o tre lingue.
Studiamo all'Università.

Sì, siamo in tanti.

Decine di sconosciutissimi ragazzi italiani promuovono ed inneggiano dai loro blog un gruppo che, nel nostro Paese, non è neppure famoso.

Decine di ventenni di ogni parte d'Italia ascoltano Playlist spaventosamente identiche alle mie.



Che poi, volendo, ci sarebbe materiale per uno studio sociologico.

D'altronde siamo Locos.
E Locos, non dimentichiamolo, significa “pazzi”.

Siamo una setta.



Ed io – è vero- mi sento un po' più fotocopiabile.

Però decisamente in buona compagnia.


14/11/2006
Messaggio promozionale



L'ho detto: siamo una setta.
Ed ora, pure una community.
Ebbene sì.
Seguendo il consiglio di alcuni di voi, ho aperto il primo forum italiano dei fan de El Canto del Loco.
Il numero degli iscritti è ancora esiguo, ma confido nel passare del tempo.
Nella circolazione delle notizie.
Nelle mie capacità promozionali.
(Ce le ho?)
Il numero degli iscritti è ancora esiguo, ma dà una soddisfazione immensa veder animarsi di post una propria creatura.
Se siete Locos,



C'è entrata tanta vita, in questi dieci anni. Ci sono entrati tanti concerti. Tante versioni diverse di quelle stesse canzoni. Ci sono stati sorrisi, foto, cambiamenti, e - sì- ci sono state anche le delusioni. 
Eppure quel disco, alla trentenne che sono, piace ancora adesso come piaceva alla ventenne di allora. Buon compleanno, Zapatillas, anche se un po' in ritardo. Avrai sempre uno spazio speciale nel mio cuore. 



PS: un ringraziamento speciale ad Alberto che mi ha citata nel suo personale e altrettanto sentito omaggio ai 10 anni dell'album. 

giovedì 11 giugno 2015

Fan che incontri, Emoji che trovi


Non per fare la nerd, ma questo post ha avuto serie ripercussioni sulla mia sanità mentale. Così, in uno dei miei consueti attacchi di "Chissà Cosa", mi sono messa in testa di provare a capire quali fossero le emoji più usate dai fan dei musicisti che seguo. Non che il mio metodo sia stato proprio scientificissimo, eh. Più che altro dovete visualizzarvi una povera Crista che, sul Lago di Garda, passi i tempi morti a scartabellare Instagram mentre appunta su un foglietto: "lingua-pugno-fiorellino-scimmietta che si tappa gli occhi". Roba che, se mi avessero scoperta, ora vi starei scrivendo dall'Ospedale Psichiatrico. Comunque. Il fatto è che - per quanto sembri strano - 'sta cosa mi ha divertita. Tanto che, al momento di ricopiare il tutto su Excel (fare i conti a mano era oggettivamente troppo impegnativo) mi sono resa conto che di foto ne avevo ormai visualizzate ben più di un migliaio. Quindi sì, magari i risultati della mia ricerca non saranno proprio da prendere come La Verità Assoluta, però secondo me rischiano di andarci vicino. 



Quello che ho scoperto, in sintesi, è che non solo le emoji più utilizzate cambiano effettivamente molto a seconda dell'artista ammirato (e meno male! Immaginate se avessi fatto tutto 'sto lavoro per niente); ma rispecchiano anche in modo sorprendente i tratti distintivi delle diverse community di fan prese in esame. E questo posso dirlo, visto che - più o meno da vicino- le frequento tutte e cinque anch'io. Eccovi i dettagli. 

IL CILE - "Ciao proprio!"





I fan del Cile salutano. Non perchè siano particolarmente cortesi, quanto perchè tendono a trasferire in linguaggio grafico il gergo giovanile in cui si esprimono sul web: un agglomerato di espressioni idiomatiche in cui io ho sempre scorto una qualche lieve connotazione rappettara. Così, ecco che i "ciao proprio" si sottolineano con la manina ondeggiante, mentre che il pezzo è "una bomba" o "il top" lo dicono le icone corrispondenti. Un po' fuori dal quadro la frequenza del fiore, che ipotizzo legata alla citazione dei "prati di viole" o all'aspetto più sensibile dei testi di Cilembrini: in effetti, è più usata in relazione ai suoi brani piuttosto che all'onnipresente collaborazione nel tormentone estivo di J-Ax. In generale manca solo un "bella zio", che a questo punto mi sarei aspettata di veder descrivere così: 
 (Quello coi baffi è chiaramente uno zio, dai). 

DANI MARTÍN - Too much love! 




Saranno i proverbiali occhi azzurri. Sarà la prevalenza di ragazze molto giovani nella composizione del suo pubblico. Sarà - chissà - forse anche il contenuto romantico delle sulle canzoni più famose. Il punto è che l'ex leader de El Canto del Loco si conferma un conquistador anche su Instagram. Basta cercare l'hashtag #DaniMartín per ritrovarsi letteralmente sommersi da cuoricini di ogni tipo. Il più usato in assoluto é quello doppio, descritto nei miei foglietti come "cuore grande-cuore piccolo". La cosa (essendo io scema) mi fa anche un po' ridere, dato che nella ricerca da cui tutto ha avuto origine era risultato essere il più utilizzato per indicizzare le foto scattate dalle madri assieme ai loro figli. Molto presente anche il piú classico cuore rosso, superato in quantità soltanto dai sorrisi. Chiude l'alfabeto grafico l'emoji con il bacio. Anzi besos. Ché "eso es lo que quiero". 

EL PESCAO - Blub Blub Blub 





Per quanto possa sembrare scontato, l'emoji del pesciolino azzurro è ormai diventata il codice internazionale ed universalmente riconosciuto per indicare il nome d'arte di David Otero. Il suo impiego supera di gran lunga quello di qualunque altra immagine a lui associata, facendo pensare ad una sorta di convenzione non scritta che imponga ai suoi fan di inserirla per un preciso obbligo morale. Al secondo posto, seppur molto distanziata, c'è l'emoticon con il gesto dell'ok, utilizzata soprattutto in relazione alle foto dei live, come ad indicarne l'eccelsa qualità. Molto usata anche la chitarra, che strizza l'occhio anche al ruolo di David all'interno de El Canto del Loco. Il cuore è presente anche qui, ma nella forma del rettangolo/carta da gioco, evidenziando una vena più creativa ed anti-convenzionale dei seguaci de El Pescao rispetto a quelli piú tradizionalisti del cugino Dani Martín. 

IMAGINE DRAGONS - LOL 





Arrivati a questo punto, verrebbe da pensare che i fan degli Imagine Dragons facciano man bassa di queste icone: (per il nome della band), ☢ (per la hit "Radioactive") e (perché sono di Las Vegas). Beh, niente di tutto ciò. Invece, se la ridono un casino. Non è poi così strano come sembra: basta guardare quello che scrivono su Twitter, o video tipo questo, per capire che 'sti ammeregani sono obiettivamente out like the balcons, fuori come balconi. Io li amo anche per questo, e sembra sia così anche per le migliaia di persone che in tutto il mondo abbinano alle loro foto la faccina con le lacrime di gioia. Salvo che poi spunta una specie di bipolarismo latente quando constati la frequenza (insolita, per un fan) del posting dell'emoticon disperata. Sbalzi d'umore che si spiegano, nella maggior parte dei casi, con la lontananza di un evento live a cui si sarebbe voluti assistere, o con l'eccessiva attesa per l'agognato concerto nella propria Nazione. Da segnalare anche la presenza delle stelle (When the stars look down on me, what do they se?") e, al secondo posto, dell'emoticon con gli occhi a cuore. D'altronde l'ho sempre detto, io: "Imagine Dragons = cuoricini". 

CESARE CREMONINI - Get Lucky!





Ascoltare Cremonini porta fortuna! O, per lo meno, porta fortuna seguire su Instagram i suoi fan, che tappezzano il social di quadrifogli. Si tratta, per lo più, del giusto complemento all'augurio della hit "buon viaggio", e fa ad apripista a tutto un universo insolitamente natural. Le cosiddette "Furie Rosse" usano infatti molto anche il sole e il girasole, per quanto quest'ultimo in quantità per poco non sufficiente ad entrare nelle Top 4. Vale la pena segnalare  anche il palloncino rosso, che a me ricorda sempre il ciclo mestruale, ma che in realtà potrebbe essere una sorta di riferimento indiretto al colore storicamente indossato dagli utenti del suo forum ufficiale per riconoscersi ai concerti. 





Se volete che analizzi le emoji utilizzate su Instagram dai fan di qualche altro cantante specifico, dite pure. Però poi mi pagate, sia chiaro. 


sabato 3 maggio 2014

Noi fan, che abbiamo aperto un blog [consigli di lettura in lingua spagnola]

C'erano una volta i forum. E sui forum li coglievi subito, i caratteri delle persone. C'era chi leggeva e basta. Chi cercava la rissa. Chi si limitava a commentare. C'erano quelli che, per "produzione di contenuto proprio", intendevano giusto poche righe in cui chiedere informazioni. E poi c'eravamo noi, quelli a cui piaceva scrivere. Per noi un nuovo post non era altro che una versione alternativa della pagina bianca. Vi ci inchiodavamo davanti, al termine dei nostri impegni quotidiani, ansiosi di far sapere al mondo cosa ne pensavamo di qualcosa. E ce ne fregavamo, della sintesi! Delle metriche in 140 caratteri che il web ancora manco conosceva! No, i nostri erano interventi belli lunghi. Pregni di metafore, sinestesie, giochi di parole in cui crogiolarsi come dentro a un bagno caldo.
Noi eravamo quelli che raccontavano i concerti. Che analizzavano le sensazioni. Quelli per cui il miglior complimento era "davvero, oggi mi hai fatto emozionare". A volte il leader di quel gruppo ci leggeva; E a noi faceva piacere, certo, ma tutto sommato non ce ne compiacevamo piú di quanto non facessimo davanti all'incontro di altri cento occhi comuni. Perché l'importante era che le nostre parole arrivassero a qualcuno. L'importante era comunicare. 

Ed era piuttosto inevitabile che avremmo finito con l'aprire un blog. 

Oggi, a piú di otto anni dal mio ingresso trionfale nel forum ufficiale de El Canto del Loco, io e la mia nuova frangetta siamo andate a ricercare in rete gli utenti che piú spesso emozionavano me. Col senno di poi potrei quasi azzardarmi a rivedere in loro un riflesso delle tre anime di quella band. Del tipo che chi adorava Chema ha sviluppato uno spirito piú indie. Che i fan di Dani Martín sono tendenzialmente piú onnivori. Che chi, invece, preferiva David Otero condivide con lui un'accesa vena creativa. Ma sono congetture, é ovvio. Quel che conta é il piacere di trovare e di proporvi sette blog in lingua spagnola apparentemente diversi tra loro, e sapere che invece hanno un passato in comune con me. Alcuni li seguo abitualmente. Di altri avevo un po' perso le tracce. Ma spero che possiate scoprirli in quanto valide letture per quello che resta del weekend. 






Desirée é di Santander. Ecco, lei é una di quelle a cui piaceva Chema. 
Si descrive quasi per contraddizioni in termini: "Melomane e mitomane. Mischio batidos di fragola con il gin delle notti in bianco. Evviva la mia ossessione per le barbe e i vestiti color pastello. Ah, e lunga vita al Sesso, Droga & Rock 'n'Roll". E, a questo punto, direi che l'avete giá conosciuta. 

Il suo blog prende il nome dall'inno di ogni pseudo-grupie:  un brano del gruppo "Días Extraños" che io, personalmente, adoro. Con una forte predilezione per la scena indie e rock, Desirée recensisce concerti e festival quasi tutti ambientati nella sua cittá natale. Di tanto in tanto li alterna con micro-post composti da pensieri fulminanti che starebbero senza sforzo in un tweet: a volte sono riflessioni personali, piú spesso stralci di canzoni. Tra le categorie esterne all'ambito musicale, segnalo le avventure di "Deisi", il suo alter-ego meme con cui ama raccontare i suoi stati d'animo sui social. 

Geniale quell'"incoscenti che ogni tanto mi leggono" con cui ha scelto ri-battezzare il widget dedicato ai suoi follower. 


























Ana Medina, che negli anni é diventata un'affermata giornalista musicale, gestisce un blog tematico molto seguito in Spagna. Si intitola "Así Desastre" e ha un'interfaccia estremamente intuitiva. In "Sobre mí" racconta che "é nato una di quelle sere in cui dovresti studiare per gli ultimi esami dell'universitá ma ti inventi qualunque tipo di scusa pur di non farlo: ti metti lo smalto sulle unghie, disegni qualsiasi tipo di strana creatura sugli appunti, sperimenti pettinature, accedi al tuo Fotolog (sto parlando di quell'epoca) o apri un blog e inizi a scrivere di musica".  

Molto vario in quanto a generi trattati, Así Desastre si contraddistingue per l'impronta professionale che peró - a differenza di quanto scrive per  quotidiani e periodici - si arricchisce di un punto di vista soggettivo. L'impaginazione di grande appeal dá rilievo alle foto,  e ha la fortuna di poter ospitare interviste di alto livello. Interessante la sezione "concursos", riservata alla segnalazione di concorsi per chi ama la musica e/o vorrebbe lavorarci ai margini. 

Del suo blog, Ana dice che "nasce da quella strana sensazione di felicitá che provi quando ti svegli un giorno e dici 'questa sera c'é un concerto'". Senza dubbio, una tra le mie preferite. 


























Javi - lo dico sempre-  é la prima persona che conobbi nel mondo virtuale de El Canto del Loco. Ricordo che stavo ancora cercando di capire come funzionasse il forum, quando mi mandó un messaggio privato scrivendo "Ma davvero sei italiana? Wow! E come li conosci?". Così iniziammo a chiacchierare. Lo trovai simpatico. E, dato che al momento era anche l'unico ad avermi calcolata, lo cercai in rete. E' lí che scovai il suo blog che, nonostante i mille restyling é sopravvissuto indenne agli anni. Proprio come il mio. 

Oggi Javi (che ho conosciuto in qualitá di fan) lavora occasionalmente con Dani, il che é dimostrazione concreta che i sogni si avverano, e anche monito per tutti a non arrendersi mai. 

Il suo TardesdeRecreo prende chiaramente il nome dal ritornello di un brano de El Canto (Aquellos Años Locos) e ha un layout molto basico, ad evidenziare il chiaro proposito di dare protagonismo alle parole. Come recita il sottotitolo, parla di "canzoni, film, libri...non importa da dove vengano". Dopo tanti anni, i tratti distintivi del blog rimangono essenzialmente due: la dichiarata assenza di pregiudizi (che lo rende piacevolmente eterogeneo) e la conclusione di ogni post, con quel "sin más, me despido, besos, saludos, abrazos, desvarios varios y..." che é diventato una sorta di sua personalissima formula magica. 




Paloma era l'utente del forum che leggevo con piú ammirazione. Eppure - in barba ad ogni previsione - lei un blog non ce l'ha. Scrive (se non erro) per una rivista, ma ció per cui ha scelto di farsi notare in Rete sono le foto. E, se giá era molto brava a immortalare i momenti con le parole, non immaginate quanto riesca ad esserlo con un obiettivo. Potete godervi i suoi ritratti a questo link


























Ana Botella non scriveva sul forum, almeno che io ricordi. Il suo blog, che gioca sul suo cognome, é stata peró una bella scoperta, fatta di recente grazie a El Pescao. Oltre ad essere una graphic designer attiva nel campo della pubblicitá, é anche una fan dell'ex chitarrista del Canto del Loco, ed é in questa veste che ha partecipato e vinto al concorso per accompagnarlo a Londra. 

Estremamente - e piacevolmente - creativa, Ana condivide sul blog le sue creazioni in fatto di grafica e design, con un'ovvia attenzione alla scelta delle foto.  Mi piace davvero molto ció che riesce a produrre e, in tal senso, vi consiglio soprattutto di dare un'occhiata al post scritto in occasione delle nozze di una coppia di amici. Tra l'altro, c'é dentro anche un accenno italo-spagnolo alla Toscana. 

...E I VIP!




























Odio il gossip con tutta me stessa. Soprattutto quando cerco informazioni e/o foto sulle novitá di Dani Martín e tutto ció che Google mi rimanda sono quintalate di immagini sgranate sulle seguenti tematiche: 
- Dani che porta fuori cani non suoi 
- Dani che si sbaciucchia dentro un'auto
- Dani che passeggia abbracciato su una spiaggia di Cádiz
- Dani che fa il check in all'aeroporto 
- Dani in un ristorante
- Dani che, in definitiva, fa le cose che fa chiunque altro. Solo che, nel suo caso, sembra debbano misteriosamente interessare la popolazione intera. 

Nonostante ció, parlando di blog legati al mondo fan, non posso non segnalarvi quello della persona che condivide con lui il protagonismo di quelle foto sgranate. Quindi sí, Blanca Suárez, attrice e attuale "fidanzata di" gestisce un blog di moda su Vogue. E devo ammettere, leggere-riserve-da-fan a parte, che il look sfoggiato nel post "saltar en los charcos" riscontra tutta la mia approvazione. 



Ebbene sí: un blog ce l'ha anche Iñaki García, musicista e co-compositore di molti brani della carriera solista di Dani Martín. Il suo spazio personale lo trovate su Tumblr (il giorno in cui riusciró a pronunciare correttamente il nome di quella piattaforma senza sembrare una perfetta deficiente giuro che faró una festa): lí condivide le sue collaborazioni, le interviste che gli vengono fatte, e tutto quello che potrebbe interessarvi per approfondire vari aspetti della sua carriera. 

























Qual è il vostro preferito?